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Europa, capitale del coworking, ma la condivisione degli spazi di lavoro funziona davvero?

Schermata 01-2456309 alle 16.18.02Vale la pena di condividere uno spazio di lavoro? Questa è una domanda che si è posto il sito Silicon Allee, online dal 2011 e ideato da un paio di imprenditori di Berlino trasferitisi nella Silicon Valley (scontenti della situazione startup in Germania), con l’obiettivo di creare una piattaforma d’incontro per le startup berlinesi e per far conoscere anche all’estero cosa stava accadendo in Germania! Di seguito trovate la riflessione che questa settimana abbiamo scelto di condividere con voi…

Ma prima vorremo puntualizzare un concetto fondamentale: ci sono alcuni che vedono il coworking con l’idea di una nicchia bizzarra invece che vederlo il lavoro del futuro.
Questa opinione potrebbe ostacolare tutti quelli che come noi noi amano e credono nel coworking, ma, per noi, è importante ricordare come cerchiamo di far crescere quotidianamente la nostra comunità. Siamo consapevoli che il coworking non è per tutti, e certamente non funziona per ogni settore, ma può servire come modello per la creazione di comunità migliori in generale. E’ difficile capire i benefici economici maggiori di partecipare ad uno spazio fino a quando non lo si sperimenta in prima persona.

Il coworking, si sa, è un fenomeno moderno – il primo ufficio di condivisione è stato creato nel 2006 – e ora molti di quelli che stanno leggendo potrebbero aver già usufruito di questo servizio, probabilmente come libero professionista o come startupper (siete mai venuti a respirare l’aria di Tag?!?). È un riflesso del cambiamento globale nel mondo del lavoro. Berlino è la capitale europea del coworking.

Il coworking è veramente come sembra? Vale la pena di condividere il posto di lavoro con persone che non conosci, anche in una città dove l’affitto di un posto tuo sarebbe abbordabile? Silicon Allee ha valutato i pro e i contro, e ne ha parlato con chi ha a che fare con questa realtà.

Co.up, Betahaus, Wostel, Studio 70, Agora Collective, RaumStation, Sankt Oberholz – per chiunque cerchi uno spazio di coworking a Berlino le possibilità sono pressoché infinite. Non è uno shock scoprire che la Germania è il numero uno nel coworking in Europa, e così è secondo Deskwanted. Questo fa parte di una tendenza a livello globale, con un totale di 2072 spazi di lavoro condiviso nel mondo, da quando è nato il primo, a San Francisco, nel 2006.
Per spiegare come abbia potuto avere così successo si deve tenere conto di come sia cambiato il mondo del lavoro e di quanto le nuove tecnologie lo abbiano influenzato, secondo quanto dice Julianne Becker (che lavora per Deskwanted).
Julianne ha raccontato a Silicon Allee che il mondo del lavoro dipendente è cambiato: “Abbiamo visto che diverse aziende cercano freelancer piuttosto che lavoratori a tempo pieno. Il caso più importante che abbiamo visto è quello di IBM, che si basa sulla promozione di creatività ed individualismo. Hanno ridotto la forza lavoro ordinaria, rimpiazzandola con liberi professionisti, solo in Germania 8000 risorse non verranno confermate su un totale di 20.000!”
È economico e la sua popolarità cresce.
Questa tendenza è stata resa possibile dal progresso tecnologico, Julianne aggiunge: “Le aziende stanno riducendo i loro spazi fisici, lasciando i loro dipendenti liberi di scegliere come e dove lavorare”
Un’opzione è quella di lavorare a casa – anche se non sempre è la modalità più produttiva – quindi questi spazi che si condividono sono diventati popolari e una buona alternativa, visto anche il costo contenuto dell’affitto. A Betahaus, per esempio, diventare membro costa (al mese) 229€.
Non sono solo i costi a rendere il coworking invitante, infatti c’è (prima di tutto) flessibilità, soprattutto per le nuove società che non vogliono impegnarsi con contratti di locazione a lunga durata, sperando anche in un futuro ingrandimento.
Il terzo Sondaggio Globale sul coworking indetto da Deskwanted lo scorso novembre ha dato risultati interessanti (il riassunto dei primi due sondaggi globali sul coworking li trovate riassunti in un post pubblicato questa primavera sul nostro blog n.d.r.): il 71% dei partecipanti ha constatato un miglioramento della loro creatività, il 68% sostiene di potersi concentrare meglio e, soprattutto, il 62% crede che gli standard del loro lavoro siano migliorati da quando lavorano nello spazio di coworking.
Thilo Utke, che gestisce co.up, ha posto l’accento sui benefici reali che uno spazio di lavoro condiviso offre: “Credo che il coworking aiuti a costruire reti ad alta densità, dove le startup trovano talento e magari anche investitori attraverso le connessioni che nascono. Offrono anche spazi per eventi. Soprattutto offrono un terreno neutrale dove imparare e scambiarsi idee.”
Un circondario che ispira
Ben Roth di MobileSuite dice che la natura flessibile del coworking è ciò che attrae maggiormente le compagnie di ragazzi giovani. “Inizialmente una startup appena fondata ha una visione e un planning a non più di tre o quattro mesi. Avere un ufficio a prezzi abbordabili e che offre anche occasioni d’incontro e scambio è l’ideale. Diverse persone ci dicono anche che lavorano meglio che da casa, circondati da persone con menti aperte e simili a loro. E’ un elemento di ispirazione”.
Alex Napetsching lavora a MobileSuite ed è confonder di Klash. Ha detto di essere particolarmente felice di lavorare insieme a persone che fanno parte di organizzazioni diverse. “E’ stato utile incontrare nuove persone, infatti a Webmonday (un evento a cui ha partecipato) abbiamo conosciuto il nostro brillante CTO. A differenza di un normale ufficio hai la possibilità di misurarti con altri sturtupper”.
Alex ha aggiunto “Ci sono volte in cui dovresti concentrarti sul tuo lavoro al 100% e lavorare a contatto con altre persone te lo rende difficile. Ma non riesco a trovare altri difetti rispetto a questa mia scelta”.
Giuseppe Colucci di Ploonge ha optato per il coworking per ragioni simili a quelle di Alex, dice “Ho scelto Bethaus per via del suo “aspetto”, sembrava un posto rilassante, dove le persone possono facilmente interagire e scambiarsi idee. Inoltre è anche economico rispetto ad altre opzioni”.
Alienazione vs interazione
Le sue aspettative, però, sono state un po’ deluse, infatti racconta che “a parte la colazione tutti insieme tutti i giovedì e alcune riunioni organizzate per accogliere i nuovi arrivati, non c’è molta interazione, soprattutto perché le persone nello spazio non hanno interessi simili, si occupano di cose diverse”.
Infatti, uno dei più citati benefici del coworking (l’interazione e creazione di nuove sinergie) dipende interamente non solo dalla location che scegli, ma anche da chi fa parte dello spazio, dalla community (ecco perché anche noi abbiamo toccato più volte questo argomento).
Giuseppe non ha tratto benefici dall’affitto dello spazio e sta pianificando di andarsene prima di dicembre, andrà (comunque) in un altro spazio analogo: Art Connect Berlin, dove ci sono persone che lavorano in campi simili al suo (quindi avere un focus ben preciso, come abbiamo fatto anche noi in Talent Garden, nella scelta degli abitanti costituisce un vantaggio nella creazione di una community attiva! n.d.r.).
La statistica di Deskwanted ha anche chiesto al campione analizzato in cosa consistano (e in cosa scaturiscano) le interazioni tra i membri, ecco cosa ne è risultato: “Piccole conversazioni” 77%, “Condivisione di conoscenze e consigli” 62%, “Sottoscrizione di contratti a vicenda” 48%, “Controllare e commentare il lavoro altrui” 43%.
I vantaggi che il coworking dovrebbe garantire non si ritrovano automaticamente in tutti gli spazi, infatti, dipende dalle persone che li popolano. Comunque si potrebbe chiedere a chiunque se anche in ufficio ordinario non sia mai capitato di avere vicini di scrivania poco simpatici o con cui si ha poco da dire….

Pubblicato il 28 novembre 2012 sul sito Silicon Allee, scritto da Conor Rushby e liberamente tradotto per Talent Garden da Elisa Remondina.

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