Entra in Talent Garden
it

Qualcosa sta cambiando

Coworking

Un certo Einstein diceva che la crisi fosse “la più grande benedizione per le persone e le nazioni perché la crisi porta progressi. (…) È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie“. Una delle conseguenze della crisi è sicuramente il cambiamento dei comportamenti e delle abitudini. Questa è la storia di Elisa di Tag Brescia e della sua scoperta di un nuovo modo di lavorare. Questa è la storia di una rivoluzione sociale.

Qualche settimana fa ho letto un articolo sulla concezione del lavoro che sembrava esser uscito dalla tastiera del mio Mac. Un sorriso si è stampato sulla mia faccia e mi sono sentita meno sola. Leggere le tue stesse idee in un articolo di una persona che non conosci è una cosa davvero confortante. Non si tratta di luoghi comuni, ma di una vera e propria rivoluzione sociale. Qualcosa sta cambiando.

Le persone nate sul finire degli anni settanta come me sono forse le ultime cresciute ed educate alla ricerca del lavoro fisso per tutta la vita, un lavoro che non doveva piacere, ma che permetteva di condurre un’esistenza dignitosa. Questa convinzione ha portato intere generazioni a considerare l’ufficio come un posto di mero transito, dove solo i dirigenti avevano la possibilità di arredare il loro ufficio in maniera libera e con qualche piccolo vezzo che potesse alleviare loro le lunghe giornate. Per i dipendenti tutto è stato studiato per aumentare la produttività (non è ancora dato a sapere su quali studi sociologici si basino queste convinzioni) e quindi via libera a spazi poco ameni e grigi che non permettono ai fantozziani dipendenti uno scambio di opinioni o momenti ricreativi.

La maggior parte delle aziende ha infatti progettato i propri spazi in modo da far sentire i propri dipendenti isolati dagli altri colleghi installando quelle orrende pareti divisorie che separano una scrivania da un’altra in modo che non ci sia la possibilità di scambiare un’occhiatina d’intesa col proprio collega, ma nemmeno di poter lavorare in totale autonomia. I loro pensieri sono intrappolati nei loro cubicoli. Si sa, la poca o inesistente collaborazione uccide l’innovazione.

Non so voi, ma io sono veramente stufa di questa concezione del lavoro dove i lavoratori vengono sempre considerati come oggetti, dove tutti guardano di continuo l’orario nella speranza che la giornata di lavoro finisca il prima possibile e dove la gente è angosciata all’idea di dover tornar il lunedì seguente.

Un tempo anche io ho subìto questa situazione, ma più in là ho incontrato sulla mia strada un posto dove ognuno può dire la propria opinione, dove se hai voglia di prenderti una pausa sei libero di farlo e dove l’assenza di barriere non vuol dire rumore e improduttività. Un posto che mi ha messo in contatto con altre persone che la pensano come me, che hanno scelto di vivere la professione e i rapporti professionali in maniera easy (ma non per questo improduttiva). Questo modo di concepire il lavoro sta prendendo sempre più piede, tant’è vero che da una città piuttosto chiusa come la mia (Brescia n.d.r.) è partito un movimento che presto attraverserà i confini nazionali. Il coworking non è nato in Italia ma sta permettendo anche al nostro Paese di rivedere dei meccanismi ormai inceppati dei rapporti professionali.

Gli uomini sono per definizione le creature più sociali al mondo. Le nostre capacità di comunicazione ci hanno permesso di realizzare moltissime prodezze: scalare montagne, costruire grattacieli e ideare tecnologie che ci permettono quotidianamente di comunicare con persone che si trovano agli antipodi della Terra. Perché allora dovremmo essere costretti a stare seduti a un tavolo per 40 ore alla settimana (o più) senza la possibilità di vivere con spensieratezza la nostra settimana lavorativa? Possibile che non esista un’alternativa? Io la vedo e la vivo quotidianamente sulla mia pelle.

Qualcosa è cambiato.

Elisa Remondina
Head of Campus
Talent Garden Brescia

Entra in Talent Garden
Il mio indirizzo di email è
Vorrei
Di
Aggiungo che…