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Tag Monday #4: Una principessa tornata a casa che racconta di innovazione sexy e data journalism

Il campus di TAG Torino ci regala il suo primo consiglio del lunedì con un’intervista molto speciale: Barbara D’Amico è di Roma, parla e scrive per immagini e crede in un’agricoltura che si rinnova con la tecnologia.

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Si chiama Barbara D’Amico, ha 31 anni ed è una ficcanaso, un pregio non da poco se si è giornalista: è capace di scovare notizie anche nei contesti e negli ambienti che sembrano noiosi e banali. Volete la prova?! Leggete cosa ha risposto alle nostre domande!

Qual è stato il posto più strano dove hai sbirciato e cosa ci hai trovato?

«Sicuri di volerlo sapere? :­) Bè, il più recente è stato un sito di e­commerce, Alibaba (lo conoscerete). Stavo cercando informazioni su un fertilizzante e invece ho scovato tracce interessanti su un commercio di finti prodotti bio. Ne è nata una inchiesta che poi ha avuto molto seguito»

Come giornalista ti sei mai “girata dall’altro lato” oppure te lo hanno mai chiesto?

«Girata no, ma costretta ad aspettare sì: a volte per pubblicare un approfondimento o una storia scomoda occorre attendere il momento giusto. E certo, mi chiedono spesso di non pubblicare, non dire… ma io pubblico ugualmente: l’importante è mantenere la giusta distanza, il distacco critico, tra la richiesta di chi non vuole finire nei guai e il buon senso. La fonte si tutela sempre e si può tutelare senza bisogno di rinunciare a dire la verità. Capita anche di essere “stoppata” in modo velato e indiretto dalle redazioni, il che è un po’ più fastidioso ma se si lavora bene alla fine le notizie escono»

Come sta una romana a Torino?

«Come una principessa tornata finalmente a casa. Sono una romana atipica, anzi, a parte l’accento, credo di non avere molto in comune con la città eterna – e questo da sempre – mentre mi trovo perfettamente a mio agio nella città magica torinese. Qualche settimana fa ho scovato un video dell’Istituto Luce: 4 minuti meravigliosi che riprendono una Torino sospesa nel tempo, nel 1911. L’avrò rivisto, credo, una decina di volte, completamente rapita. Ecco quanto sono affezionata a questa città. Che è accogliente e che ha abitanti premurosi e attenti. Ho conosciuto persone meravigliose e praticamente ho messo radici»

Tu scrivi per un blog molto particolare de La Stampa: si chiama Agriconnection ed è dedicato all’innovazione in agricoltura. Qual è l’innovazione che vorresti per i lavoratori della terra di domani?

«Mi piacerebbe l’integrazione, anche architettonica, dell’agricoltura con la città e con Internet. Cosa che in realtà sta già avvenendo. Ad esempio ho parlato nel blog di questo progetto. Le produzioni sono sempre più smart e il livello di ricerca scientifica e tecnologica nel settore è spaventosamente avanti, molto più di quello che si possa pensare. A volte, molto più della ricerca medica! Non a caso, quando ho lanciato Agriconnection su Facebook, uno dei primi post diceva qualcosa del tipo: “Se credi che l’agricoltura sia solo una zappa e tanta terra, bè apri gli occhi bello!”. E aprire gli occhi e far capire che l’innovazione dietro ciò che mangiamo è sexy e accattivante quanto un tour in Silicon Valley è lo scopo di Agriconnection. Per questo ho creato una sinergia con Expo2015 e presenterò la piattaforma ufficialmente il prossimo 30 settembre a Milano nell’ambito dei tavoli tematici expo»

Ti occupi anche di infografica perché ritieni che le informazioni si possano diffondere meglio attraverso le immagini: qual è il ricordo visivo più forte di quando eri bambina?

«Più che di immagini parlerei di simboli. Il simbolismo riesce a trasmettere concetti complessi in modo semplice e il data journalism consente di fare questo. Di incorporare le informazioni e i dati in segni e simboli declinandoli in modo comprensibile per chiunque. In questo senso sì, sono molto affezionata alle immagini e alla sequenza di immagini e simboli capaci di raccontare una storia. La mia mente è un costante flusso di ricordi vividissimi impressi in immagini. I miei amici mi prendono in giro: dicono che ho una memoria di ferro. In realtà ho un’ottima memoria visiva. Il ricordo visivo più forte da bambina? La luce delle vacanze in Toscana: è come avere una sequenza di polaroid davanti ai miei occhi. Mentre un altro più recente riguarda una vacanza in barca a vela: ho in testa l’immagine dell’increspatura sull’acqua provocata dalla prua della barca che crea raggi perfetti in sequenza: se guardo bene mi accorgo che quei raggi si sovrappongono fino a formare una griglia. Mi è rimasto impresso, perché questa sequenza è quella che vorrei utilizzare per un nuovo progetto infografico»

Le persone che scrivono lavorano molto da casa e hanno bisogno di silenzio. Tu sei diversa e sei in un coworking. Sicura della scelta?

«Faccio questo lavoro da oltre 10 anni e se c’è una cosa di cui non potrei fare a meno è un po’ di sano caos attorno: chi fa giornalismo sa isolarsi in qualsiasi condizione. Pensate ai cronisti sportivi che scrivono al volo pezzi dalle sale stampa di eventi caoticissimi, pensate a chi dà le notizie da X­Factor o da altri eventi televisivi. Non c’è calma, ed è un bene: il giornalista trova il filo anche nel completo disordine. Adoro lavorare in Talent Garden, avere gente che si muove mi rende proattiva. E se ho bisogno di isolarmi, mi metto un paio di cuffie e ascolto musica. Tanta musica»

Il consiglio del lunedì di Barbara:

«Trarre il meglio sempre da ogni situazione a dispetto delle condizioni e ignorando quello che si dice in giro. E cioè che c’è crisi, che l’Italia affonda, che DEVI andare all’estero…. Ognuno ha il suo percorso, nessun sistema può dirti dove trovare lavoro, come realizzarti. Ho vissuto vicino Parigi e a Bruxelles, ho conosciuto abbastanza bene New York. Sono esterofila e amo stare in Italia: il primo concetto non esclude l’altro. E quando sono preoccupata – perché, certamente chi lavora da freelance è un po’ sulle spine – mi ripeto che se i miei nonni sono riemersi da 2 guerre, hanno messo su famiglia e comprato 4 appartamenti io oggi ho una serie di strumenti e condizioni invidiabili per realizzare tutti i miei desideri. Tutti, nessuno escluso e senza rinunce. Basta smetterla di piangersi addosso, guardare ai lati positivi della propria esperienza e impegnarsi a renderli dei pilastri solidi e meravigliosi. E soprattutto, dare retta al proprio istinto. Sempre.»

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