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Tag Monday #5: Tra IT e Smart City, sharing is caring in Inghilterra come in Italia

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Arriva un altro consiglio del lunedì da TAG Torino! A regalarcelo oggi è Simone Landi, co-founder e IT Director di Namaqua Studio, che ci racconta un punto di vista diverso sulle cose a partire da un unico assunto: sharing is caring. Leggete perché.

Tu sei italiano: come ti è venuto in mente di aprire in Inghilterra? Tre lati positivi e tre lati negativi dell’Inghilterra?

In realtà tutto è nato in maniera molto spontanea. Durante il periodo in cui ho vissuto a Londra ho fatto amicizia con due persone che prima di trasferirsi avevano acquisito competenze complementari alla mia e perfette per coprire a 360 gradi tutte le attività di un’agenzia di comuncazione. Da lì in poi il resto è stato molto semplice.
Inizialmente ci siamo informati per aprire l’azienda in Italia – essendo tutti e tre italiani – ma ci siamo scontrati con l’impossibilità di partire con una forma societaria che non ci impegnasse troppo l’un l’altro fin da subito e che ci permettesse di partire in tempi abbastanza rapidi a costi umani. Un giorno ci siamo presentati presso l’HMRC – l’Agenzia delle Entrate inglesi – per prendere informazioni riguardo l’apertura di una partnership – una sorta di studio associato molto flessibile e ottimo per partire da zero – e la signora al desk ci ha fornito un modulo da compilare – uno a testa – che pensavamo essere la prassi standard per prenotare un appuntamento con un agente e avere consulenza. E’ venuto fuori che consegnando quei tre moduli compilati avevamo appena costituito l’azienda! Successivamente la stessa signorina ci ha fornito tutta la documentazione necessaria e due appuntamenti con un agente dell’HMRC per due corsi gratuiti su come gestire un’azienda in Regno Unito e su come si tiene la contabilità e si pagano le tasse. Da lì fortunatamente le cose sono evolute in maniera positiva e siamo arrivati ad oggi.
Dovessi fornire tre lati positivi dell’Inghilterra direi la contaminazione culturale, le opportunità professionali e l’efficienza dei pubblici uffici in genere. Invece, a costo di essere banale, dovessi fornire i tre lati negativi che ho riscontrato in Inghilterra direi il cibo (assolutamente il cibo), il costo della vita e il meteo – nonostante io mi aspettassi di trovare una condizione di molto peggiore.

Cosa fa un IT Director? E come sei arrivato a farlo?

Di solito un IT Director di un’agenzia di comunicazione si occupa principalmente di supervisionare lo stato di realizzazione tecnica dei progetti e conseguentemente il loro livello di qualità. Per quanto mi riguarda c’è anche da aggiungere una lista di attività più generiche come la gestione amministrativa dell’azienda – i conti per intenderci – la parte commerciale e di relazione con il cliente nonché la realizzazione stessa di alcuni progetti. Insomma non ci facciamo mancare nulla!
Il ruolo che ricopro oggi è semplicemente figlio di un’evoluzione societaria. Infatti dal gennaio 2014 ci siamo costituiti come LTD – equivalente alla nostra SRL – ed è stato necessario assegnarci dei ruoli che ci consentissero di agire in autonomia anche a distanza per conto dell’azienda.

L’azienda ha sede in Inghilterra ma lavora anche in Italia: quale luogo ti fa lavorare meglio e perché?

Questa è una domanda molto interessante in quanto molti potrebbero immaginare che lavorare in Inghilterra possa di per sé costituire un vantaggio che niente di quello che offre l’Italia possa vagamente competere. In realtà ci sono punti di forza e di svantaggio da entrambe le parti.
In Italia, ad esempio, da un lato esiste un “gap” approssimabile ad un lustro rispetto all’Inghilterra – anche se in diminuzione da un paio di anni a questa parte – sia in termini di cultura del lavoro sia come “digital divide”. Dall’altro lato rileviamo che sia più semplice entrare in contatto con le persone e agevolare un processo di crescita virtuoso “word-of-mouth” che nell’ultimo anno ci sta facendo fare un salto di qualità molto importante. Viceversa, sul fronte inglese, hai quasi sempre a che fare con progetti ben strutturati ed innovativi. I clienti sono, di solito, più “istruiti” in materia di comunicazione e quindi il rischio di doversi trovare a giustificare qualsiasi cosa è minore e le condizioni di lavoro sono migliori.
Per concludere, sono due mercati molto differenti l’uno da l’altro ma non potrei affermare con sincerità che uno dei due è migliore dato che ad oggi è grazie ad entrambe se siamo ancora in attività. Dipende molto dalle opportunità che riesci a crearti.

Come avete costruito un’azienda a distanza e come siete organizzati?

La capacità di lavorare dislocati in aree differenti è sicuramente uno dei nostri punti di forza.
La decisione di lavorare a distanza in realtà è stata presa in maniera del tutto slegata dalle esigenze della compagnia. A distanza di poco dalla costituzione della prima partnership, infatti, ho pensato bene di innamorarmi di una fiorentina e di tornare in Italia per portare avanti la relazione. Si sa, al cuore non si comanda. Per non creare danno all’azienda mi sono impegnato nel cercare di sfruttare i contatti che già avevamo e con un minimo di flessibilità e qualche viaggio in aereo ho trasformato una decisione rischiosa in una risorsa per l’azienda.
Sull’organizzazione interna. Abbiamo collaboratori che vivono in varie parti del mondo: dall’Inghilterra all’Italia, dal Portogallo al Brasile. Per poter gestire tutti quanti in maniera coordinata e armonica abbiamo sviluppato un metodo di lavoro che ruota intorno a strumenti come Skype e Google Drive che ad oggi ci ha permesso di ottimizzare e controllare un processo produttivo altrimenti non lineare e complicato.

La metodologia di lavoro è diversa tra Italia ed estero?
In realtà non moltissimo. Il nostro workflow è stato strutturato in modo da poter gestire un processo creativo in maniera omogenea a prescindere dal luogo di origine di un contatto.
Quello che cambia molto è la metodologia amministrativa dei progetti. E questa volta l’Inghilterra è notevolmente in vantaggio. La nostra esperienza ci dice che in Regno Unito la serietà con cui vengono raggiunti gli accordi e la precisione nelle riscossioni rende gli inglesi fra i clienti migliori con cui trattare. In Italia ci stiamo scontrando, come moltissimi altri nostri colleghi, con l’impossibilità da parte delle aziende di saldare i progetti in tempi regolari o addirittura di saldarli e basta. E questo troppo spesso compromette la possibilità di far partire progetti interessanti in quanto, in via tutelare, si richiedono garanzie fra le parti che non possono essere accontentate o rispettate e quindi si preferisce rifiutare un lavoro piuttosto che trovare una soluzione per risolvere il problema.

Di cosa vi occupate e in cosa siete più bravi?

Namaqua Studio LTD è un’agenzia di comunicazione. Ciò significa che è un’agenzia in grado di gestire in tutto e per tutto l’immagine aziendale di una qualsiasi realtà: da semplici progetti di web design a complessi progetti di branding; da campagne di marketing, seo e sem a servizi fotografici; da servizi di grafica di vario tipo alla computer graphic & 3D rendering. Abbiamo cercato di circondarci di competenze che ci permettessero di affacciarci in maniera competitiva nel settore della comunicazione e ad oggi siamo in grado di ricoprire quasi tutti gli ambiti del settore.
La cosa che Namaqua sa fare meglio è creare opportunità. Ci è sempre piaciuto presentarci come “problem-solvers” piuttosto che semplici tecnici del settore perché pensiamo sia quello che le persone cercano. Presentarsi in questo modo aiuta a creare le condizioni per conoscere persone e sviluppare sinergie interessanti e questo porta molto spesso ad aprire scenari nuovi ed inaspettati.

Cosa ha a che fare una agenzia di creativi con l’argomento smart city?

L’argomento “Smart City” ci ha sempre affascinato moltissimo. La possibilità di poter partecipare alla pianificazione e alla realizzazione di strumenti che possano aiutare a vivere meglio le persone ci è sembrato un ottimo motivo per informarci e addentrarci in questo universo in forte sviluppo. Posso affermare che l’argomento che ci affascina di più in questo ambito è la realizzazione di strumenti e applicativi legati alla Governance del Territorio.
Ad oggi, Namaqua è impegnata nella realizzazione di vari strumenti di questo tipo. Siamo parte integrante di una Start-up chiamata ALPS Emotions – patrocinata dall’università di Cambridge – che si occupa di creare una mappatura emotiva del territorio tramite lo studio della percezione delle persone che vivono un determinato luogo. Non solo. Da due anni ormai gestiamo per la Regione Toscana il sito per la partecipazione della cittadinanza al Piano Paesaggistico.
L’ultima “new entry”, fresca fresca di costituzione, si chiama Artù SRL – una start-up innovativa di cui io sono il vice-presidente – impegnata nella realizzazione di una piattaforma collaborativa per la condivisione e rappresentazione di dati georeferenziati.
Insomma, stiamo cercando di darci da fare.

Che prospettive ci sono con Expo2015?

L’aspettativa è molta. Stiamo lavorando su tutti i fronti per cercare di essere presenti anche noi, nel nostro piccolo, a questo grande evento che speriamo possa dare una scossa all’Italia. Da parte mia, fare personalmente base a Torino penso possa essere una grande opportunità anche in luce dell’asse Milano-Torino creato appositamente per l’Expo2015. Essere all’interno di una realtà come Talent Garden credo possa aprire, ancor di più, scenari molto interessanti per creare sinergie su scala nazionale ed internazionale ed attirare l’attenzione su di una città che sta lavorando sodo per reinventarsi e che meriterebbe le giuste opportunità per ripartire.

Raccontaci la cosa più smart che hai visto e vorresti per la tua city in Italia

Fortunatamente ho avuto modo di assistere alla realizzazione di idee molto smart. Non solo in ambito progettuale ma anche a livello aziendale.
Ad esempio,ho visto nascere e crescere in maniera indiretta – tipo un follower – un’agenzia di comunicazione spagnola chiamata Vizzuality che nel giro di pochi anni ha costruito dal nulla una realtà che pensa, realizza e promuove soluzioni smart per la condivisione di dati: dallo storytelling tramite la tecnica del data visualization alla citizen science. Non a caso due dei collaboratori più importanti di questa agenzia sono una certa Google e la Nasa…
La cosa più smart che vorrei vedere nella mia città – ma più in generale in tutte le città – sarebbe la realizzazione di un ecosistema intelligente e predittivo per la buona gestione dell’intero microcosmo urbano. Penso che la realizzazione di una struttura di questo tipo sviluppata in modo pervasivo possa aiutare ad ottimizzare i processi vitali delle persone all’interno delle città con un aumento della qualità e del tenore di vita di tutti. So bene che siamo ancora ben lontani da un risultato del genere ma piccoli passi molto interessanti sono stati fatti e vengono fatti tuttora in questa direzione e questo mi fa ben sperare.

Se potessi cambiare una cosa dell’Inghilterra? E dell’Italia?

Paradossalmente le uniche cose che vorrei cambiare di questi due paesi sono le rispettive qualità a parti invertite: all’Inghilterra darei il meteo e la cultura culinaria. All’Italia darei l’efficienza, la serietà e l’etica inglese.

Il consiglio del lunedì di Simone:
Sharing is Caring.
Questo è il motto della nostra azienda. La cosa migliore che si può fare è portare avanti le proprie attività, personali e lavorative, per il gusto di farle bene e non per tornaconti economici o per interessi personali. E non aver paura a coinvolgere gli altri. La contaminazione di idee tramite processi partecipativi è la forma più semplice e immediata di educare le persone a prendersi cura di sé ma soprattutto delle altre persone.
Lavorare bene e con passione paga sempre.

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