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#TagMonday 7: “Diventate irrintracciabili ogni tanto”. Il consiglio di Dario

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Dario Pagnoni27 anni, è il nostro abitante protagonista di #TagMonday. Si occupa di consulenza nell’ambito marketing e web strategy e ha deciso che Talent Garden Brescia poteva essere la sua “casa” lavorativa. Ecco cosa ha risposto alle nostre domande.

Cosa vuol dire essere social, per te?

Per me essere social vuol dire condividere, e non sto parlando solo di social network! La socialità e la condivisione sono alla base della convivenza felice e dello sviluppo della nostra civiltà. I social media digitali sono mezzi per esprimere in forme nuove la socialità, lo scambio e la condivisione, attitudini che appartengono ad ogni essere umano. Tutte le persone sono social nel momento in cui condividono, che si tratti della condivisione di un pezzo di pane o di una foto su Instagram. Essere social con gli strumenti digitali significa per me condividere conoscenza e valore per migliorare le condizioni di vita della collettività.

Raccontaci l’esempio più divertente che hai usato che spiegare a un’azienda perché è importante comunicare il proprio brand tramite i social media.

Mi piace riportare l’esempio di un amico, da qualche tempo impegnato a convincere un importate confederazione di cooperative ad aprirsi verso l’utilizzo dei social media per rafforzare il proprio brand. Dopo tanti sforzi è riuscito a far creare una pagina Facebook, ma era stata bloccata la possibilità di commentare da parte degli utenti. Queste persone, esperte del mondo della cooperazione e fiduciose dell’umanità che s’incontra faccia a faccia, avevano paura dell’apparente disumanità delle nuove tecnologie. Il mio amico ha quindi detto loro: “aprire una pagina Facebook dove gli utenti non possono commentare è come aprire una cooperativa senza soci”. Hanno capito e ora hanno visto che i social media funzionano, se utilizzati nel modo corretto.

Al di là di questa storiella, ci tengo a dire che in confronto ad un paio di anni fa le cose sono cambiate molto. Non c’è più bisogno di spiegare alle aziende che comunicare il proprio brand tramite i social media è importante. Gli imprenditori lo sanno già molto bene! Il problema è opposto: ricevo moltissime richieste da aziende che vogliono fare social media marketing e la difficoltà sta nel far capire loro che i social media non sono una bacchetta magica. I social media e il marketing digitale funzionano solo se si fa un passo indietro e si guarda all’organizzazione nel suo insieme, dando il giusto peso alle persone, ai processi interni e a tutti gli elementi del marketing mix.

Tu insegni Comunicazione Pubblicitaria: qual è l’insegnamento che ti scordi di applicare nella vita di tutti i giorni ma che ti sarebbe tanto utile con le persone?

Nel corso di Comunicazione Pubblicitaria insegno l’importanza di partire dalla definizione degli obiettivi e delle metriche di monitoraggio per poi passare alla pianificazione, quindi all’azione ed infine a un controllo continuo per correggere il tiro. Ecco – non fate leggere questo post ai miei studenti – troppo spesso lo faccio bene per i miei clienti ma dimentico, a volte deliberatamente, di farlo nella mia vita personale. Mi aiuterebbe a gestire i rapporti con le persone e a comunicare meglio nella quotidianità ma credo sia giusto concedersi anche momenti di oblio e disorganizzazione creativa!

Che differenza c’è tra scrivere per la carta stampata e scrivere per il web?

Credo ci sia molta differenza nel modo di leggere, non nel modo di scrivere. Una volta, in un articolo da me scritto per la carta stampata, in un elenco di beni che si possono acquistare con Groupon hanno censurato i sex toys. Si potrebbe pensare che online nessuno avrebbe posto questo veto e che sulla carta ci sia più formalità e meno apertura, ma non è così. Al di là di alcune questioni puramente fisiche legate al mezzo su cui le parole sono scritte, questioni che portano a formattare diversamente il testo e a modificarne lunghezza e disposizione per non affaticare l’occhio o per catturare meglio l’attenzione, la vera differenza la fa l’editore.

Dalla rivoluzione 2.0, quando i blog prima e i social network poi hanno scombussolato le regole dell’editoria e le dinamiche di formazione dell’opinione pubblica, è cambiato il modo di leggere e di informarsi sia online che sulla carta stampata. Se si pubblicano tre articoli che parlano dello stesso tema – ad esempio, del legame tra i nostri modelli di consumo e l’iniqua distribuzione della ricchezza nella società – sul Sole 24 ORE cartaceo, sul blog di Bebbe Grillo e sul mio profilo Google+, certamente darebbero tre contenuti scritti in modo diverso. Tuttavia, oltre a qualche hashtag e link, la differenza di scrittura avrà un peso minimo rispetto alla differenza data da ben altre questioni. Quel che cambia è il modo di leggere da parte del lettore.

Sei su una panchina sulla strada principale della tua città, qual è la prima cosa che noti e perché?

La strada principale della mia città è l’autostrada A4 e non ci sono panchine. La seconda strade principale della mia città è la tangenziale e nemmeno lì ci sono panchine. Se ammettiamo di considerare come terza strada principale della mia città la rete di vie più percorse dai suoi abitanti, la prima cosa che noto è che ci sono sempre più edifici vuoti con le scritte AFFITTASI o VENDESI. Perché… come si fa a non notarli?

Perché ti piace fotografare quello che mangi? Non si fredda?!

Chi si lancia sul piatto non appena arriva in tavola si scotta la lingua e non gode tutta la bontà offerta dal cibo, che non passa solo attraverso la bocca. Annusare, fotografare, editare per la pubblicazione, tra un boccone e l’altro interagire con altre persone – che siano fisicamente al tavolo con te o dall’altra parte dello smartphone: tutto ciò aiuta a mangiare meglio. Solo così è possibile gustarsi al 100% ciò che si ha nel piatto!

Il consiglio del lunedì di Dario:

Staccate internet, spegnete il computer, mettete la modalità aereo, diventate irraggiungibili e irrintracciabili per almeno un paio d’ore consecutive, fermatevi senza pensare a niente. Fatelo almeno una volta a settimana.

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