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#TagMonday 8. Kais: “Costruite qualcosa di innovativo per il futuro, ad esempio il teletrasporto”

Kais

Si chiamano Francesco e Cesare Cacitti, sono padre e figlio e hanno fondato Kais, startup new entry di TAG Padova che produce stampanti 3D a basso costo in kit di montaggio. Noi li abbiamo incontrati e abbiamo chiesto loro di rispondere a qualche domanda e… di darci un consiglio!

Francesco, quando hai visto che tuo figlio invece di giocare a pallone produceva componenti per stampanti 3D, cosa hai pensato? Lo hai sempre incoraggiato o hai avuto dei dubbi?

Cesare sin dalla più tenera età (due-tre anni) ha dimostrato una notevole propensione alla manualità, che noi genitori abbiamo stimolato. La passione per l’elettronica e l’informatica risale ai primi anni delle elementari, quando gli regalammo un kit di elettronica. Da lì in avanti è stato un crescendo: basti pensare che il suo negozio preferito era, ed è tuttora, la ferramenta. Io l’ho sempre incoraggiato nelle sue passioni, tenendo però alcuni punti fermi: in primis la scuola e poi lo sport (pratica il nuoto e la bicicletta), la musica (suona il pianoforte) e la lettura.
Per quanto riguarda la stampa 3D avevo grossi dubbi, tant’è che mi sono sempre opposto ad acquistargli una stampante 3D; questo lo ha spinto a elaborare l’idea di farsene una e qui l’ho supportato nella parte meccanica.

Cesare, cosa vuol dire essere un autodidatta? Dove hai imparato quello che sai fare?

Quello che più mi incuriosiva dei giochi che mi regalavano era capirne il funzionamento; mi è sempre piaciuto fare esperimenti, costruirmi gli oggetti e smontare le macchine telecomandate. A 3 anni usavo gli attrezzi veri da falegname, a 4 facevo esperimenti di chimica, il tutto sempre sotto l’occhio vigile dei genitori o dei nonni. Ho sempre avuto qualcuno accanto che rispondeva alle mie domande o mi aiutava a cercare le risposte.
Quello che so fare lo devo all’aria che ho respirato in famiglia, ai libri e a internet.

Francesco, per avere un figlio così curioso della vita, ci vuole un padre che sia da esempio. Che esempio gli hai dato?

Come genitori gli abbiamo dimostrato con il nostro esempio che per raggiungere gli obiettivi sono necessari studio, impegno, determinazione e umiltà.
Dirò anche che serve un certo impegno per dare risposte a molte richieste di Cesare: fortunatamente, attraverso l’attività lavorativa ho acquisito diverse competenze e ho viaggiato in diversi paesi stranieri e quindi posso mettere a disposizione la mia esperienza per attivare le risorse necessarie a “partire”.
Una delle cose che ho cercato di trasmettere è la tenacia e l’organizzazione della azioni per arrivare ad un risultato efficace misurabile anche dall’esterno.

Cesare, tu sei anche un blogger: per che blog scrivi? Di cosa scrivi? E che differenza c’è tra scrivere e stampare?

Scrivo per CheFuturo! Il blog di Riccardo Luna. Racconto le mie esperienze di maker e talvolta lancio delle proposte (come quando ho proposto per l’Expo2015 di stampare i bronzi di Riace in 3D). Diciamo che è una sorta di diario. Scrivere mi aiuta e riflettere e ad analizzare le azioni che compio: mi permette di alzare il livello rispetto al semplice “fare”.

Francesco, sei il padre di un ragazzino fenomeno, tu come eri da piccolo? E come sarai “da grande”?

Da piccolo ero appassionato di cose manuali, aggiustavo da solo la bicicletta, il motorino e la moto, poi ancora l’automobile, d’estate ho lavorato come apprendista muratore, e nel periodo dell’università davo una mano come elettricista ad un amico. Allora non lo sapevo, ma queste esperienze sono state fondamentali a costruire un bagaglio personale che mi è tornato utile quando ho pensato di aprire la mia attività in proprio. Oltre a queste esperienze pratiche ho portato avanti anche la preparazione scolastica con il classico ciclo di studi che si è concluso con la laurea in Economia Aziendale.
In questo ambito ho capito che non si finisce mai di imparare e che si può rimettersi in gioco a qualsiasi età ottenendo pure dei buoni risultati: la tecnologia, che mi ha aiutato nel passato a tenere un profilo di bassi costi per ottenere un risultato economico apprezzabile, di sicuro potrà giocare un ruolo fondamentale anche nel futuro.

Cesare, la tua stampante 3D lavora senza sosta: cosa hai stampato la prima volta? Cosa, l’ultima volta, qual è la tua creazione preferita e perché?

Il primo oggetto stampato è stato un piccolo cubo, un oggetto molto semplice, del resto ho costruito la mia prima stampante utilizzando anche materiale di recupero. Poi ho dedicato mesi e mesi di lavoro per migliorarne le performance, e ora stampa qualsiasi oggetto, dagli ingranaggi ai vasi decorati. Ma ciò che più mi piace stampare sono i “selfie”: prendo il primo piano di una persona, lo modifico con photoshop, lo stampo e diventa un portachiavi super personalizzato.

Francesco, prima di buttarti in questa avventura 3D, che lavoro facevi?

Sette anni fa, dopo aver fatto il manager per alcune aziende, ho aperto una mia attività. Ho dovuto fare il business plan e mettere sul tavolo tutte le risorse che avevo a disposizione per verificare se erano adeguate a quanto mi proponevo di ottenere. Ho subito fatto il sito internet per dare visibilità alla mia proposta di mercato, ho utilizzato da subito piattaforme come Skype che mi hanno permesso di contattare a costo zero i miei fornitori in tutto il mondo, ho lavorato sul marketing di base facendo personalmente tutta la documentazione commerciale (cataloghi, listini, brochure, fogli promo etc). Tutto questo e altro è avvenuto sotto gli occhi di Cesare che ha assistito come spettatore ma evidentemente ha assorbito molto dell’entusiasmo e dell’eccitazione che accompagnano l’avvio di una nuova attività lavorativa che si afferma sul mercato con le sue peculiarità distintive.

Cesare, qual è la cosa che vorresti stampare ma che nessuno ha mai pensato di stampare in 3D?

In verità io vorrei lavorare al teletrasporto: in fondo la stampa 3D è una forma rudimentale di teletrasporto. E’ da quando ero piccolo che sogno di teletrasportarmi!

Il consiglio del lunedì del team di Kais, papà e figlio insieme:

Esistono proprio ora, in questo territorio e in questi tempi che alcuni definiscono difficili, delle opportunità concrete che vanno colte per creare un valore reale per un futuro sostenibile. Esiste infatti tutta una rete di catalizzatori che aiutano a diffondere il sapere e a supportare chi ha idee e talento. Si tratta di avere visione e di lasciarsi trasportare dalla nostra volontà di costruire qualcosa di innovativo per il futuro.

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