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Casolari, Checkbonus: “Ecco come sono passato da filosofo a startupper” (WIRED)

Checkbonus

Alla domanda come è finito a creare Checkbonus, una delle finaliste di 360by360 Competition, non risponde con la solita storia della lampadina che si accende all’improvviso. Non è neanche una di quelle storie che inizia in un garage insieme ad altri amici. Checkbonus nasce da una necessità, quello sì: “L’idea è portare le persone fisicamente all’interno dei negozi per ottenere sconti e buoni utilizzabili sul momento o in momenti successivi. Volevamo dare una ragione ai consumatori di entrare negli store” racconta Pierluigi Casolari, fondatore dell’applicazione mobile.

Il funzionamento è semplice: si entra in un negozio convenzionato, si accende il bluetooth del proprio smartphone, si fa il check-in e si ottengono dei punti. “Utilizziamo la tecnologia iBeacon, così siamo sicuri che gli utenti siano davvero all’interno del negozio. I premi ottenibili con i punti sono sconti che si possono spendere all’interno dei negozi convenzionati, non sono set di pentole o servizi di piatti come i punti del supermercato. Tutto rimane all’interno dell’app e a vantaggio degli store presenti nella nostra rete. Ci siamo ispirati ad un’azienda che faceva una cosa simile negli Stati Uniti e abbiamo deciso di replicarlo anche in Italia”.
L’applicazione è stata lanciata due anni fa ed è stata scaricata da oltre 20 mila utenti in quattro diverse città: Milano, Roma, Torino e Napoli. Hanno iniziato con un finanziamento di 150 mila euro, in due round, che hanno visto coinvolti Key Capital e altri business angel. “Abbiamo scelto di lavorare dentro Talent Garden a Milano, perché abbiamo bisogno di crescere, soprattutto sul lato commerciale e dal punto di vista del marketing e questa è un’ottima opportunità. Nel caso mercoledì 21 gennaio vincessimo i 360 mila dollari messi in palio da 360by360, a cui siamo arrivati in finale con il supporto di Talent Garden, investiremmo soprattutto in quel settore. Abbiamo già qualche catena che utilizza il nostro servizio, come ad esempio Coin, l’obiettivo è acquisirne sempre di più”.

Ma Checkbonus non è la sua prima startup. “Questa è la mia seconda azienda. La prima si chiamava Koinup ed era nel settore dei mondi virtuali. Era secoli fa, quando Second Life era utilizzatissimo. Prima ancora, subito dopo gli studi in filosofia, facevo il giornalista. Scrivevo di innovazione e tecnologia per le migliori testate, poi ho deciso che non era quella la mia strada. Non mi bastava solo raccontare l’innovazione, volevo creare anche io qualcosa, volevo mettermi alla prova. Checkbonus è la mia sfida di ogni giorno e le soddisfazioni che mi dà mi danno la carica per continuare a crederci“.

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