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Materiali di scarto e creatività: il progetto di Fattelo! cresciuto sul web

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Cosa vuol dire essere i primi in Italia ad aver sfruttato davvero appieno il crowdfunding? Come si arriva a progettare nuovi oggetti partendo dagli scarti della vita quotidiana? È a domande come questa che i ragazzi di Fattelo!, startup giovane, artigianale e digital allo stesso tempo, risponderanno durante Festival Supernova a Brescia, quando presenteranno direttamente al pubblico le loro “01:Lamp” e “02:Noctambula”. Sono infatti loro i primi italiani ad essere riusciti a finanziare il primo progetto per una lampada di design interamente grazie ai fondi raccolti online. Dal primo prototipo continuano a sfornare idee e oggetti, e noi li abbiamo intervistati in anteprima.

Siete stata la prima startup italiana finanziata interamente dalla rete. Come ci si sente ad essere i pionieri?

Sempre gli stessi quattro amici che eravamo prima di iniziare l’avventura di “Fattelo!”. È bello incontrare persone che, dopo aver visto la campagna di Crowdfunding, hanno deciso di finanziare le loro idee allo stesso modo. Qualcuno ci è riuscito, qualcun altro no; l’importante è che il fenomeno abbia continuato a diffondersi. Non siamo certo noi gli inventori del crowdfunding: è una modalità mondiale di ricerca fondi nata grazie alle nuove tecnologie. Il nostro contributo non può che essere stato minimo in questa evoluzione epocale: un piccola goccia in un oceano di cambiamento.

Com’è nato il primo progetto che ha portato alla creazione di “01:Lamp”?

Federico cominciò a studiare come creare degli oggetti utilizzando i cartoni della pizza (che sono difficilmente riciclabili per via dei solventi utilizzati nella loro produzione). Il primo prototipo, un’acciaccata “01:Lamp” in miniatura, accese subito le lampadine di tutti. E da lì cominciammo ad evolvere il prodotto e il concetto alla base di “Fattelo!”: realizzare oggetti liberamente costruibili e migliorabili partendo da materiali di recupero o di scarto, rilasciati tramite Licenza Creative Commons.

Avete voglia di raccontarci anche il secondo, “02:Noctambula”?

“02:Noctambula” nasce da un altro materiale ad ampia diffusione (e scarto): il Tetra Pak, complesso da smaltire poiché si tratta di un multistrato composto da carta, alluminio e plastica. In questo caso abbiamo trasformato un minus in un plus: rimuovendo parti dello strato in alluminio siamo giunti al progetto di una lampada in cui parte del corpo stesso diventa un circuito. Si tratta di un progetto tecnicamente più complesso rispetto a “01:Lamp”, che ha richiesto un lungo tempo di sviluppo.

Praticamente coniugate DIY, ecosostenibilità e origami. Come recepisce questo mix il pubblico?

Con stupore: vedere un oggetto comune diventare una bella lampada è un’esperienza che apre un mondo. Spesso non siamo abituati a vedere risorse negli scarti che ci circondano. L’obiettivo principale è però spingere le persone a mettersi in gioco e provare a costruire da sé i prodotti. Per questo motivo organizziamo dei workshop in cui si assemblano la “01:Lamp” e si imparano le tecniche e i principi progettuali da cui nasce.

Quanto sono importanti per voi gli eventi come Supernova?

Moltissimo: sono occasioni per incontrare gente interessata alle idee innovative e ai nuovi modi di vivere e consumare. Inoltre ci permettono di conoscere altri startupper, di raccontarci le rispettive difficoltà ed esperienze e quindi di crescere insieme. Non vediamo l’ora di essere a Supernova insieme a tutti voi.

 

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