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Spazi di Coworking: un’alternativa agli incubatori per le StartUp

Se sei uno startupper, probabilmente una delle possibilità a cui hai pensato è quella di entrare  in un incubatore d’impresa.

Gli incubatori più conosciuti a livello internazionale, infatti, sono TechStars e Y-Combinator (entrambi nella Silicon Valley, n.d.r.), che offrono finanziamenti, assistenza e l’accesso ad una rete di multinazionali che non ha pari, ma solo a pochi eletti. I candidati devono prima fornire business & marketing plan dettagliati e realistici per poter entrare a far parte di questo esclusivo club.

Gli spazi di co-working rappresentano un’alternativa realistica e più alla portata per la maggior parte degli startupper.

Gli spazi di co-working offrono maggiore libertà e flessibilità rispetto agli incubatori di imprese tradizionali. Per molti startupper – quelli che non desiderano o che non hanno bisogno dell’intera gamma di servizi offerti dagli incubatori, oppure che vogliono mantenere un maggiore controllo all’interno della loro società non dovendo dipendere da tutor o da politiche aziendali – il co-working offre l’alternativa ideale.

Il co-working può effettivamente essere un ambiente migliore per la vita di una start-up. VentureBeat, con sede a San Francisco, si appoggia alla sede newyorkese di WeWork per il suo personale che è costantemente in aumento. Gli spazi di WeWork, che ha altre sedi a Los Angeles e San Francisco, sono strutturati in maniera tale da permettere un rapido e funzionale cambiamento, a seconda delle esigenze di ciascun team e del numero di persone che lo compongono gli spazi si possono adattare velocemente e facilmente.

Gangplank in Arizona aveva iniziato come un incubatore in senso tradizionale, ma poi strada facendo i fondatori si sono resi conto che aziende che operano all’interno di spazi di co-working sono in grado di generare sinergie inattese e molto producenti: “Abbiamo messo in atto una procedura per avvicinarci ed uniformarci  a realtà come  Y Combinator o TechStars. Abbiamo finanziato imprese e le abbiamo accolte all’interno di Gangplank,” dice il co-fondatore Neighbors Derek.

“Quello che abbiamo iniziato a notare era che la formula delle piccole imprese che lavorano insieme nei medesimi spazi è supportata proprio dall’ambiente stesso, che permette di raggiungere con più facilità ottimi risultati nell’ambito del proprio business “, spiega Derek. I fondatori di Gangplank hanno capito quale fosse l’ingrediente mancante all’interno degli incubatori e cioè una comunità di sostegno. “Ciò che manca agli startupper all’inizio della loro avventura non è un finanziamento di  capitale e nemmeno il talento. Ciò che manca, infatti, è la sinergia tra le persone che permette ad un progetto inserito all’interno di un determinato contesto di crescere e diventare di giorno in giorno sempre più forte in termini di business”

Oltre a quello che è stato detto fin d’ora si possono prendere in considerazione anche altri vantaggi di lavorare nello stesso ufficio condiviso con persone che ragionano con la mente imprenditoriale:

  1. Crescere al proprio ritmo. Mentre molti incubatori si presentano come un ambiente già ben strutturato che obbliga chi ne fa parte a seguire determinate regole, gli ambienti di co-working consentono di lavorare, creare e crescere seguendo le esigenze personali di ciascuno. Le tariffe sono flessibili, offrendo la possibilità di acquistare spazi per un’ora,  per un giorno o per un mese intero. Jason Richelson, socio fondatore di Hive a 55, concorda sul fatto che il co-working rende facile il risparmio di denaro, soprattutto all’imprenditore agli inizi, permettendogli di raggiungere un proficuo livello operativo. “Per chi non vuole impegnarsi nelle fasi iniziali di avvio di una nuova società in un contratto di locazione  sempre molto oneroso, poter scegliere anche di mese in mese è l’unico modo che permette di portar avanti un progetto di startup.”.
  2. Imparare dagli altri. Entrando nel mercato dei migliori incubatori come “avversario”, lo spazio di co-working ha dovuto sviluppare, come valore aggiunto al progetto stesso, una fitta rete di eventi e relazioni che va da convenzioni con ristoratori per le pause pranzo alle serate con gli esperti di networking e gli sponsor stessi, a workshop. Ad esempio TechShop  offre una varietà di corsi gratuiti di bricolage, su temi quali taglio laser, serigrafia, AVR micro-controller di programmazione e AutoDesk – ideale per la prova di prototipi di startup.
  3. Partnership o condivisione di idee. Facendo parte di uno spazio di co-working,  non solo si collabora incoraggiandosi a vicenda, ma si ha la possibilità di confrontarsi con la mentalità dei propri colleghi per ottimizzare al meglio il rendimento della propria startup. Doug Naegele, che gestisce la Infield salute, una società di software in ambito sanitario, ed è un membro di Affinity Lab, ricorda come una semplice conversazione con un vicino di scrivania abbia portato ad una nuova, eccitante avventura.
  4. Supporto e connessioni. Il successo di  Orpheus Media Research ideata da Greg Wilder, una piattaforma di ricerca musicale, che ha aperto il suo quartier generale a New York City, deve molto alla sua co-comunità di lavoro a Indy Sala: “Ogni persona chiave coinvolta in azienda di oggi è in qualche modo collegata al network del co-working o in connessione con il co-working stesso”.

Se ancora non credi che gli spazi di co-working siano sufficientemente professionali, tieni presente che molti co-working collaborano attivamente con acceleratori e incubatori. CoCo è entrato a far parte di un progetto con Project Skyway, un acceleratore di tecnologia che offre alle aziende di software agli albori capitali di avviamento, mentoring e networking. Labs Dogpatch si è specializzata su come aiutare start-up in fase di lancio grazie alle sue connessioni con la Polaris Ventures. I suoi discepoli più celebri sono Instagram e Coniglio Task.

Il Co-working cambia la mentalità degli startupper allontanandola da come ottenere finanziamenti a come far crescere una cultura aziendale, sviluppare idee e, soprattutto, alimentando reti di sostegno a favore delle imprese stesse.
Liberamente tradotto da Elisa Remondina prendendo spunto da un articolo scritto da Genevieve DeGuzman, autrice del libro edito da Night Owls Press Working in the UnOffice: A Guide to Coworking per VentureBeat.

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