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Il caso di THIRD DOOR: workhub & nursery


Sempre più spesso le donne stanno lasciando il loro lavoro per prendersi cura delle loro famiglie soprattutto perché non sanno come organizzarsi nella gestione dei figli.

Navigando nella rete abbiamo trovato un ottimo esempio capace di coniugare vita professionale e famiglia.

Il coworking rappresenta una nuova tendenza, un luogo dove liberi professionisti si incontrano in uno spazio di lavoro condiviso per ridurre i costi di gestione e per accedere ad una comunità di professionisti lavorando in un ambiente piacevole e professionale. Ma cosa succede quando una libera professionista diventa mamma? Una coppia ha ideato nel Regno Unito un modello innovativo di coworking capace di risolvere anche uno dei più grossi problemi che si presenta quando arriva un bebè…

Oggi vogliamo presentarvi la storia di THIRD DOOR, uno spazio di coworking nato a Londra nel maggio del 2010, raccontata da Shazia Mustafa, co-fondatore e direttore, che ha lavorato come marketing e consumer researcher per Nokia e BBC, è laureata in Matematica ed ha conseguito un Master in Marketing. La potete seguire a @thirddoor.

Third Door è il primo workhub flessibile del Regno Unito con all’interno un asilo.

“Third Door ha avuto da subito un rapporto molto fortunato con i media sin dalla sua apertura. Siamo stati citati dal BBC Radio London Breakfast show, siamo apparsi su BBC London News, The Guardian ha scritto di noi (due volte!), così come FT, Nursery World (tre volte); inoltre abbiamo vinto strada facendo alcuni premi importanti (migliore Start Up, miglior locale business secondo Lloyds TSB, vincitore del premio Smarta 100 2011).

Aver deciso di aprire per primi nel Regno Unito uno spazio di coworking dedicato a liberi professionisti o persone che lavorano da casa, con una nursery interna dagli orari flessibili ci ha permesso di avere da subito molta visibilità.

Third Door nasce da una così semplice e brillante idea che in molti si son domandati per quale motivo non fosse stata realizzata prima. Tuttavia è principalmente la storia che sta dietro Third Door quella che ci ha aiutato a conquistare gran parte di questo successo mediatico. E’ una bella storia e mi sento di consigliare a tutti coloro i quali vogliano aprire una società di partire proprio dal raccontare quello che sta a monte dell’idea stessa del proprio business. Le persone sono sempre interessate alle storie e noi abbiamo raccontato la nostra vicenda innumerevoli volte. E’ una vicenda che non mi stancherò mai di raccontare, perché, proprio la storia legata alla mia attività, mi ha permesso di affermare la mia impresa portandomi a lavorare con passione per la realizzazione di Third Door; inoltre, grazie al frutto delle mie fatiche, ho avuto la fortuna di poter stare tutti i giorni con entrambi i miei figli e contemporaneamente continuare a lavorare!

Quando mia figlia aveva 5 mesi ed ero a metà del periodo di astensione per maternità, ho capito che non volevo tornare al mio lavoro (Global Research Manager), nonostante fosse meraviglioso come peraltro l’azienda per cui lavoravo, e che non volevo più viaggiare per il mondo ma nemmeno cambiare il mio contratto restandomene rinchiusa in un ufficio.

Avevo sempre nutrito l’ambizione di aprire una società tutta mia, così ho deciso insieme ad un amico con la mia stessa mentalità di fermarmi a riflettere per capire cosa potevamo fare per cambiare la nostra vita professionale. Quindi, con le nostre figlie al seguito abbiamo iniziato ad immaginarci la nostra futura impresa. Tuttavia, ciò che non ci aspettavamo era quanto fosse difficile riuscire ad entrare nel flusso di brainstorming e contemporaneamente soddisfare le esigenze delle nostre figlie, bisognose di attenzioni costanti come il cambio di pannolino, la pappa,i giochi, le coccole e tutto ciò di cui un lattante necessita.

Quindi, nel tentativo di farle dormire siamo andati da Starbuck’s e poi al parco, ma sfortunatamente non faceva alcuna differenza. Ricordo chiaramente di essermi sentita molto frustrata e di aver detto al mio amico quanto grande sarebbe stato bello poter lasciare le bimbe accudite da qualche parte nelle vicinanze del posto di lavoro!

Essendo una ricercatrice, ho iniziato a cercare esperienze legate a questa idea e ha trovato un esempio simile negli Stati Uniti. Mi si sono presentate tutta una serie di problematiche, alcune di cui ero già a conoscenza, altre nuove; molte neomamme intorno a me erano riluttanti di tornare al lavoro poiché non erano serene di lasciare i propri figli in un asilo nido.

Molti papà vorrebbero trascorrere più tempo con il loro bambino durante la giornata invece che solo al mattino o alla sera o nei weekend. Inoltre grazie all’avvento della tecnologia mobile sempre più persone possono lavorare da casa, ciò di cui hanno bisogno è l’accesso a internet, un computer portatile ed un telefono cellulare, con queste tre cose è possibile lavorare in qualsiasi parte del mondo.

A ciò, però, si aggiunge il problema della solitudine, le persone che lavorano da casa, infatti, pur mancando il ronzio ufficio, tendono a distrarsi con molta più facilità. Third Door risolve molti di questi problemi e, attraverso la creazione di uno spazio di appartenenza, permette di creare networking, collaborazione e senso di comunità.”

Una delle intuizioni più importanti fatte da Shazia Mustafa era la mancanza di flessibilità del modello di asilo tradizionale; in Third Door i coworker possono scegliere gli orari che preferiscono, dando naturalmente un po’ di preavviso.

“Mio marito e co-fondatore, all’epoca stava studiando per il suo MBA e scrivendo la tesi. Gli ho suggerito di concentrarsi sull’idea nella quale avevo focalizzato le mie ricerche. Ha pensato che fosse un gioco da ragazzi dato che anche lui conosceva perfettamente tutte le problematiche legate al fatto di lavorare da casa avendo un bambino piccolo. Yusuf ha lavorato duramente per creare un piano di fattibilità che potesse sostenere la nostra idea. Ci siamo entusiasmati quando ha ricevuto una menzione per il lavoro fatto. Allo stesso tempo, i miei datori di lavoro avevano annunciato che stavano facendo dei licenziamenti, così ho deciso dimettermi volontariamente (nonostante dovessi ancora scoprire di aspettare il secondo bambino).

Il (grande) passo successivo è stato quello di ottenere finanziamenti per il nostro progetto. Abbiamo lavorato duramente per trasformare lo studio di fattibilità in un piano di business funzionale che potesse soddisfare tutte le richieste fatte dalla banca, per poi sentirci dire un grande ‘NO’ da parte della banca stessa! Siamo stati informati che non si poteva paragonare la nostra attività a nessun progetto fino a quel momento finanziato e perciò la banca non ha voluto correre il rischio (dato che proprio in quel periodo aveva avuto ufficialmente inizio la recessione, da qui la riluttanza da parte della banca a finanziare il nostro progetto).

Ovviamente eravamo moralmente distrutti, ma piuttosto che rinunciare così presto al nostro progetto, abbiamo deciso di riunire tutti i nostri risparmi. Abbiamo ipotecato la nostra casa e venduto i nostri beni ad amici e parenti. Siamo poi andati avanti con la progettazione del logo, ricerca di locali, cercando di negoziare e trattare su tutto in modo da poter risparmiare denaro. Ho lavorato fino alla notte in cui nacque il nostro secondo figlio – mi sono presa una settimana di riposo prima di tornare a lavorare dato che eravamo in prossimità dell’apertura. Abbiamo deciso di non arrenderci e di perseverare visto che credevamo totalmente nel progetto di Third Door e non avremmo mai voluto ritrovarci da anziani a questionare rimuginando su quel progetto in cui credevamo tanto ma che qualcun altro aveva realizzato al posto nostro! La forte motivazione ci ha permesso di poter realizzare il nostro progetto nonostante io fossi in attesa del secondo figlio!

Abbiamo inaugurato Third Door quando nostro figlio aveva 6 mesi ed è stato, fino ad oggi, un bel viaggio. Il modello di business si è evoluto con il tempo, ma siamo rimasti fedeli alla nostra visione iniziale che coniuga un eccellente servizio e permette di rendere la vita dei genitori che lavorano un po ‘più facile! Il nostro piano a lungo termine è quello di aprire una Third Door in ogni città del Regno Unito, ci piacerebbe, perciò, incontrare persone interessate lungo il nostro cammino che ci possano aiutare a realizzare lil nostro progetto e che diventino parte integrante del progetto.

Mi piacerebbe sentire i vostri commenti a riguardo e se aveste anche una storia da raccontare, sarebbe bello avervi come ospite ad un evento di Third Door.”

Questo post è stato pubblicato sul blog di Third Door.

Questa intervista è apparsa sul sito women 2.0 founding startups, un sito che intende promuovere le donne startupper in data 27 settembre 2011 e liberamente tradotto da Elisa Remondina.

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