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Coworking incubators: un’alternativa per le startup?

Formare o non formare i giovani startupper? Aprire oppure no le porte a liberi professionisti? Avere la possibilità di fermarsi per un periodo di tempo illimitato oppure avere un termine stabilito di permanenza?
Questi sono i dilemmi che gli incubatori di oggi si pongono.
Ma per un giovane startupper qual è la soluzione migliore?

Da un lato ci sono appunto gli incubatori che accolgono le startup e che offrono loro un periodo di tempo limitato di permanenza nella struttura con annessa formazione.

Dall’altro ci sono gli spazi di coworking che nei loro open space raramente (praticamente mai, visto che non fa parte della mission dei coworking n.d.r.) formano le persone che entrano a far parte dello spazio di coworking, ma come consuetudine non pongono limiti sulla permanenza.
Naturalmente questa divisione non è sempre così netta.

Esistono strutture di lavoro che combinano i principi di entrambi oppure che si definiscono spazi di coworking (o incubatori), ma che pretendono fare entrambe le cose: l’ibrido coworking incubatore per l’appunto!

Gli incubatori sono le scuole/laboratori per il mondo degli affari, che accolgono i giovani, e le startup, insegnando loro facendo da mentore e preparandoli per il mercato, per poi spedirli fuori nel mondo reale e invitando un altro gruppo di startup per continuare il ciclo.

Vista la particolare situazione economia ed il numero in costante aumento di startup e freelancer, tuttavia, una seconda via oltre all’incubatore sta diventando sempre più popolare.
I coworking incubatoi sono partiti dal modello classico dell’incubatore aggiungendovi elementi di propri del coworking.
Naturalmente è stata aggiunta di un’area dedicata al coworking e sono stati introdotti alcuni valori tipicamente associati ad uno spazio di coworking, vale a dire, l’apertura e l’attenzione ad una costruzione di una comunità a lungo termine.
Si differenziano dai tradizionali incubatori per due aspetti fondamentali.

Prima di tutto sono aperti a tutti, non sono luoghi esclusivi per startup, ma sono aperti anche ai liberi professionisti e freelancer.
La seconda differenza tra incubatori tipici e incubatori di coworking sono le condizioni di partecipazione dei membri.
A differenza di un incubatore classico, non vi è alcuna “data di scadenza” una volta che una startup entra in un spazio. La loro adesione è (potenzialmente) a tempo indeterminato, questo permette di concentrarsi sulla costruzione di una comunità salda. Tuttavia è necessario avere una mission affine allo spazio che si desidera raggiungere, diversamente non sarà possibile entrare a far parte della comunità!

Ma ad eccezione degli elementi arredo e cura delle cose dello spazio di coworking rispetto ad uno studio privato (che è un aspetto che si ritrova spesso, ma non sempre, negli spazi di coworking) sembra che questi incubatori coworking potrebbero altrimenti essere chiamati ‘spazi di coworking per startup “, poiché vengono adottate le stesse regole applicate dagli spazi canonici di coworking.

Ma come possono fare questi nuovi spazi di coworking per trasmettere elementi utili a farli avvertire come veri e propri spazi di lavoro?
A questo punto è importante mettere a confronto un certo numero di esempi, che si sono moltiplicati nel corso dello scorso anno e scoprire che tipo di lavoratore è adatto per le diverse tipologie di spazio lavorativo….

RocketSpace, aperta nel febbraio 2011 a San Francisco, ospita oggi decine di aziende.
Si tratta di un incubatore abbastanza popolare tra gli startupper, e anche nei propri post sul blog di definisce come ‘spazio coworking’. Quando abbiamo visitato RocketSpace a marzo, però, siamo stati informati che le visite non sono consentite, così oltre ad una reception, possiamo solo prendere atto che lo ‘spazio coworking’ esiste al di là della porta! Dall’esterno sembra un posto piacevole con uno spazio di lavoro aperto…

Ospiti di RocketSpace è Spotify, una startup che offre un servizio di streaming, che ha lasciato molti dei suoi utenti scontenti inviando le canzoni che stavano ascoltando su Facebook a loro insaputa.
Tuttavia la filosofia di condividere tutto sposata dalla startup è in contrasto con l’atteggiamento di chiusura agli estranei dello spazio di coworking!
Da un lato, non consentire visite continue è accettabile, in quanto i loro abitanti hanno il diritto di lavorare indisturbati. RocketSpace, infatti, collabora anche con numerose aziende, che richiedono maggiore privacy.
D’altra parte, la politica è così restrittiva che le differenze tra questo ‘coworking’ incubatore e le multinazionali con cui lavorano è difficile da identificare e mal si sposa con le regole di uno spazio canonico di coworking.
RocketSpace pone l’attenzione su startup che si sono già assicurate finanziamenti, non si rivolge a startup che non siano già ben strutturate ed avviate (ma allora che startup sono? n.d.r.) per non correre il rischio di supportare progetti che poi non andranno a buon fine.

Lo spazio, quindi, è un po’ come Windows 8: sembra un prodotto nuovo, fresco e aperto, ma in una frazione di secondo si può tornare alla sua vecchia interfaccia!
C’è da dire che RocketSpace organizza alcuni eventi aperti al pubblico, ma che richiedono il pagamento di una quota!

Plug and Play Tech Center è un gruppo composto da un incubatore di tre spazi nella Bay Area della California che, come Jena Wuu del dipartimento internazionale ha spiegato, è uno spazio di coworking per le startup.
Il quartier generale di Plug and Play a Sunnyvale è il più grande dei tre, all’interno del quale vi sono il maggior numero di persone.
Le startup restano in media da un anno e mezzo a due, e la maggior parte – circa il 60% – non passa attraverso il programma di incubazione.
Esse, infatti, si limitano a noleggiare spazio di lavoro – come un libero professionista farebbe in uno spazio coworking – e godere delle facilitazioni che comparta l’essere parte di questo sistema!
Wuu afferma che è proprio la comunità che ha definito lo spazio. ‘Facciamo molto per promuovere la community tra i nostri startupper. Ogni mese abbiamo una riunione con tutti i membri della comunità, dove ognuno partecipa sorseggiando una birra e mangiando una pizza, vengono introdotti i nuovi componenti e condivisi i successi professionali della comunità. In aggiunta, abbiamo anche una seduta settimanale con i mentori. Queste sedute non sono aperte solo ai mebri della community, ma anche agli esterni’.
Wuu è al corrente di ciò che ogni azienda sta facendo e mette le startup o i loro singoli membri in contatto l’uno con l’altro.
La collaborazione e il networking non sono solo limitate alla costruzione di una community di lavoro, ma ci si concentra anche in una direzione della costruzione di partnership con organizzazioni, società ed enti governativi in tutti gli angoli del globo,.

Lo spazio ospita spesso aziende straniere, grazie anche al lavoro del dipartimento internazionale che lavora costantemente per integrarle nella comunità.
Jena Wuu, che lavora proprio in quell’ufficio, dice che è importante per lo sviluppo del business, ed è uno dei modi per aiutare i propri membri a crescere: ‘E’ molto importante essere consapevoli di altri mercati, e costruire relazioni con persone diverse provenienti da culture diverse. Incoraggiamo le persone a parlare tra di loro, perché è così che si possono trovare i collegamenti o le persone che saranno in grado di aiutarti’.
I freelance sono rari in questo spazio di lavoro, infatti ci troviamo difronte ad uno spazio ad appannaggio di startup e dei loro traguardi, che incoraggia le visite da parte degli imprenditori sia internazionali e locali per lavorare e per la creazione di eventi e workshop.
Lo spirito aperto, non si riflette, però, altrettanto nel design degli spazi di lavoro, che son tutti frammentati in tanti piccoli box.
Gli imprenditori preferiscono maggiore privacy in uno spazio di lavoro, quindi questa suddivisione è apprezzata dai membri.
Jena spiega di come i box permettano una flessibilità degli spazi, essi son pronti ad evolversi con l’azienda. La maggior parte delle aziende presenti hanno 10 o meno dipendent. La più grande azienda presente ha circa una settantina di dipendenti.

Tel Aviv è una delle città più prolifiche per startup di tutto il mondo. La città non offre solo un clima ideale (sotto tutti i punti di vista), ma si assista anche ad una scena in rapida crescita tecnologica. Facebook ha appena acquistato Face.com, una delle ultime creazioni di startup presenti a Tel Aviv proprio in questi giorni.
TechLoft aperto le sue porte lo scorso settembre. All’interno del principale spazio di lavoro si apre una sala riunione informale, soprannominata ‘Aquarium’.
TechLoft sembra sorprendentemente uno spazio coworking, con startup e liberi professionisti che lavorano uno accanto all’altro, su grandi tavoli comuni.
I membri possono anche raccogliere le loro cose e migrare verso la spaziosa terrazza sul tetto o lavorare su uno dei balconi.
La terrazza offre inoltre un grande spazio verde per eventi all’aperto di notte.
L’impostazione data sembra funzionare bene, infatti, dopo soli quattro mesi gli spazi sono stati raddoppiati!
Un concetto di base di TechLoft è di accentrare molti dei servizi che necessitano ad ogni startup – dalla consulenza legale ai servizi bancari.
La struttura ospita anche degli eventi, come ad esempio TechTuesdays, che sono aperti a tutti.
TechLoft si concentra su startup tecnologiche, ma anche freelance che hanno appena iniziato una loro attività sono i benvenuti.
Le adesioni sono aperte, così i residenti sono liberi di restare tutto il tempo che desiderano. Un rganismo di finanziamento è in fase di progettazione.

i / o LA, che sta per input / output, è un incubatore sito a Hollywood, che ha aperto nel mese di aprile.
Collabora con WeWork e combina un programma di incubatore canonico con elementi tipici di uno spazio di coworking.
Il programma di incubazione si concentra su piccole imprese in ambito tech, media & entertainment, mentre lo spazio di coworking attira liberi professionisti già avviati nello stesso ambito lavorativo. Lla caffetteria è aperta a tutti, anche ad elementi esterni, e da li si può lavorare al costo di un caffè.

TechNexus è stato recentemente votato come uno dei primi dieci incubatrici degli Stati Uniti, un risultato impressionante, soprattutto considerando che esso stesso non si considera un incubatore di per sé!
Preferisce invece essere definito come ‘centro di collaborazione’, definendo la propria struttura come gigante ‘clubhouse’.
Questo perché, a differenza di incubatori canonici, le società residenti non sono fisse in un tempo ristretto stabilito da un contratto, inoltre liberi professionisti e grandi aziende utilizzano lo spazio.
Questa apertura a tutte le forme di business permette atti TechNexus di fungere da ponte tra le piccole e le grandi imprese, i cui rappresentanti, spesso, lavorano negli spazi ed organizzano eventi.
Le grandi aziende non si sentono fuori luogo nello spazio, dal momento che l’estetica di TechNexus è simile ad un ufficio; sono presenti, inoltre, una serie di uffici privati di diversa dimensione e uno spazio per coloro che non hanno bisogno di una porta.
Come per una clubhouse (e come per un incubatore) le aziende ed i liberi professionisti sono ammessi in base ai loro progetti e competenze. Inoltre, i liberi professionisti che sono stati accettati nel club sono considerati essi stessi le piccole imprese.
Terry Howerton, co-fondatore dice: ‘Quello che stiamo facendo è tutto pianificato, in modo da avere il giusto mix di persone’.
Inoltre, se una società non è più considerata meritevole per lo spazio la società viene automaticamente esclusa dallo spazio.
Questo sistema sembra funzionare bene per i 7 piani dello spazio, in cui risiedono startup per un valore complessivo di circa 180 milioni dollari USA.
In questo caso si è riusciti a raggiungere un equilibrio tra incubtore e coworking.
Le aziende, infatti, non sono necessariamente tenute a consegnare una percentuale delle loro partecipazioni, il che significa nessun rischio per l’incubatore, e meno pressione per trovare una startup che possa essere l prossimo Facebook!
In secondo luogo, consentendo alle startup di rimanere senza limiti di tempo, si crea una comunità con forti legami.

Per i liberi professionisti, vi è notevole disparità tra le politiche di ammissione tra gli spazi elencati, ma nel complesso tendono a essere accettati più facilmente se appartengono all’ambito di cui fa parte lo spazio.
I liberi professionisti che non hanno alcuna intenzione di diventare il futuro CEO e crescere in piccole imprese sono quindi più adatti agli spazi coworking in senso stretto.
Inoltre, il layout di un coworking incubatore tende ad essere più chiuso e simile ad un ufficio.
Per i lavoratori dipendenti e imprenditori, d’altra parte, che preferiscono un mix di lavoro aperto e chiuso, gli incubatori di coworking sono la scelta ideale.
Inoltre, gil spazi sono generalmente grandi, e non sono limitati, di conseguenza un esodo improvviso di una azienda di sei dipendenti lascerebbe un vuoto significativo nel budget mensile di uno spazio coworking con 40 banchi, e può rivelarsi difficile da colmare in breve tempo.
Questi tipi di spazi in ultima analisi, soddisfano le startup e non il lavoratore autonomo.
Ma essi hanno adottato alcuni dei valori di coworking, sono sono meno rigidi rispetto alla maggior parte ‘tradizionali’ incubatori. Essendo aperto in una certa misura, molti degli spazi hanno permesso una forte comunità per lo sviluppo. Per una startup alla ricerca di uno spazio coworking, o un libero professionista che cerchi di espandere il proprio business, esse potrebbero rivelarsi come la felice scelta di mezzo e riempire una nicchia di mercato.

Liberamente tradotto da Elisa Remondina per Talent Garden prendendo spunto da un articolo pubblicato da Deskmag e scritto da Anna Cashman.

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