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Coworking e Università, l’istruzione si avvicina finalmente al mondo del lavoro 2.0!

Schermata 02-2456337 alle 11.15.42Gli spazi di coworking diventeranno le nuove classi, luoghi di apprendimento?

Le professioni legate al web design, alla programmazione, e più in generale alle nuove tecnologie, sono in costante evoluzione, ne risulta che ciò che gli studenti imparano in classe oggi è già obsoleto per la loro professione di domani.

Come si può superare la distanza tra ciò che ci viene insegnato a scuola e ciò che serve davvero per avere successo nel 21esimo secolo?!?

La novità è che anche le università hanno scoperto i benefici che porta con sé il coworking. Attrae sempre più studenti e presto, forse, diventerà uno dei metodi d’insegnamento primari per l’educazione degli imprenditori delle nuove tecnologie di domani.
Sembra proprio che il coworking sia la risposta appropriata ai bisogni degli studenti del giorno d’oggi. Dato il successo ottenuto da alcuni studenti, certe università hanno scelto di collaborare con spazi di coworking o addirittura di crearne di propri come, per esempio, H4 e Kosilab. Altri spazi, come Geekdom e Betamore Reno Collective, dimostrano come queste comunità possano rappresentare una nuova risorsa di sapere ed innovazione insieme, e come questo sia molto vicino al mondo reale, alle situazioni che si ritrovano nella quotidianità della propria professione, e questo è qualcosa che, indubbiamente, manca nelle università.

Gli spazi di coworking per studenti si collocano a metà strada tra casa e scuola.
Prima di fare qualsiasi altra considerazione è bene ricordare che in origine gli spazi di coworking sono nati per soddisfare le esigenze degli studenti. Lo si può capire una volta tenuto conto del numero di studenti che, ancora oggi, studiano nei caffè, nelle biblioteche e altri posti in cui può trovare una connessione Internet.
Nello spazio Skylight di Phoenix ci hanno raccontato che essere membri dello spazio garantisce “un prezioso regalo per il futuro scolastico e d’affari da leader”.

I benefici per gli studenti sono senz’altro numerosi:
♦ Lavorare in aree meno affollate rispetto a caffè o biblioteche.
♦ Sviluppare l’abilità di lavorare per periodi di tempo più lunghi rispetto alla preparazione di un semplice esame.
♦ Imparare cosa significa essere imprenditori di se stessi.
♦ Essere circondati da una comunità di esperti.
♦ Mettere in pratica quello che era solo teoria fino al giorno prima.
♦ Portare avanti i propri progetti in un ambiente che trasmette motivazione.
♦ Accesso a opportunità lavorative.

Questi benefici suggeriscono che l’innovazione e la creatività che nascono in questi spazi possono essere trasferite nelle università. Anche se non dobbiamo scordarci che anche le università giocano un ruolo importante!
Le università hanno cominciato a lanciarsi nell’avventura del coworking
Alcune università hanno già aperto spazi di coworking per i propri studenti, come ad esempio quella del Nord Carolina che ha creato H4 e Kosilab. I due spazi si focalizzano principalmente sull’interazione tra studenti. Sia H4 che Kosilab si concentrano su eventi e stage professionali. L’obbiettivo primario per entrambi gli spazi è il successo dei propri studenti.
Alcune biblioteche continuano ad essere piene di studenti, mentre gli spazi di coworking costituiscono un’alternativa interessante, cosa che è successa a Dresda. Nonostante ciò SLUB, la biblioteca dell’Università di Tecnologia di Dresda, ha visto, ogni anno, l’aumento dei visitatori. Le richieste per scrivanie o stanze sovrastano notevolmente l’offerta. Rendendosi conto di questi problemi SLUB ha avviato una collaborazione con Neonworx dal 2011. Neonworx è uno spazio di coworking, localizzato nelle vicinanze del campus, e ogni tre mesi viene data la possibilità a 15 studenti di lavorarvi, potendo accedere anche alle risorse digitali della biblioteca.
In alcuni casi però, anche se le università trovano spazi aggiuntivi, rimane difficile trovare una comunità di esperti fuori dagli  spazi di coworking.

Le comunità di coworking formano gli studenti.
Uno dei punti focali del coworking è, senza dubbio, la conoscenza che è rappresentata dalla comunità stessa. In Nevada la Reynolds School of Journalism (RSJ) e Reno Collective Space (RC) hanno scelto l’opzione del Partnering-up tramite il coworking, cioè hanno scelto di collaborare offrendo agli studenti dei corsi tenuti dai membri della comunità di coworking (Nel nostro piccolo possiamo citare anche la nostra esperienza, infatti a Brescia è successa una cosa simile: la scorsa estate infatti è stato siglato un accordo con una università della città attraverso il quale Tag è diventato Direttore Scientifico di un corso per formare i professionisti di domani! n.d.r.). In un’intervista di RC, Dean (RSJ) ha detto: “Speriamo che l’energia e la conoscenza della comunità di Reno ci aiuti ad essere più originali e imprenditoriali nel nostro lavoro.”.
Con un approccio simile NTI Leed’s space, nel campus di Leeds Metropolitan University, offre tre mesi di tirocinio agli studenti che vorrebbero diventare imprenditori nel campo della tecnologia. Alla fine dei tre mesi gli studenti hanno l’opportunità di scegliere se unirsi alla comunità di coworking, avendo anche uno sconto, e continuare il tirocinio. Questo ha ricevuto riscontri positivi, non solo perché offre un servizio prezioso ai futuri imprenditori, ma anche ai futuri coworkers. Durante il tirocinio ogni studente è affiancato da un mentore che lo assiste nei progetti professionali, inoltre i ragazzi sono incoraggiati a partecipare agli eventi dove hanno l’opportunità di crearsi una rete di conoscenze dal punto di vista professionale.
La cooperazione fra università e gli spazi sembra essere logica perché entrambe perseguono gli stessi obbiettivi. Ad ogni modo viviamo il tempo in cui la conoscenza è disponibile online, quindi è ovvio che alcuni credano che le università scompariranno lasciando il posto ai mentori.

Quando gli spazi di coworking sostituiscono le università.
Geekdom, nato a settembre 2012, è uno spazio di coworking che ha base a San Antonio in Texas. Lo spazio ha un programma d’insegnamento chiamato SparkEd, ed ha visto circa 1500 giovani impegnati in 30 “Weekend Camps”, che sono gestiti e tenuti dalla comunità. Ci sono anche state circa 5000 domande per entrare a far parte di Geekdom. Collabora con le scuole locali, si occupa di insegnamenti, tenuti all’università pubblica, tra cui: web design, programmazione, robotica e imprenditoria.
In un’intervista con i cofondatori di Geekdom, Nick Longo ci ha detto che: “Ogni università, e praticamente tutte le scuole medie e superiori partecipano a SparkEd. Hanno capito che hanno bisogno di noi, il mentore sostituirà le lezioni tradizionali tenute da professori. Vuoi diventare uno sviluppatore? Ti possiamo istruire noi in pochi mesi e garantirti guadagni futuri tra i 50000 e i 75000$ l’anno. Puoi cominciare una volta compiuti i 18 anni. “
Infatti si sta manifestando la possibilità, per alcune comunità, di diventare università e nuovi tipi di campus. Prima di diventare una vera e propria “comunità di insegnamento” focalizzata sulla tecnologia, sul business o sul design, General Assembly era uno spazio di coworking. Il suo fondatore dichiara: ”Quanti professori hanno il tempo di lavorare nel campo in cui insegnano?”
Un altro esempio potrebbe essere lo spazio Betamore (Baltimora), che si pone come un campus per imprenditori e per chi ha a che fare con la tecnologia. Il suo fine è quello di analizzare e capire l’ecosistema della città attraverso l’educazione, la programmazione, la finanza, la legge ed il design. Betamore offre un curriculum unico adatto ad ogni tipo di pubblico. Questo include i membri dello spazio, lavoratori indipendenti, impiegati e tirocinanti. Dal punto di vista del lungo termine, Betamore spera di poter rilasciare attestati a coloro che partecipano alle iniziative organizzate.

Mentori per tutto e per tutti.
I nuovi rapporti che intercorrono tra università e spazi di coworking potrebbe portare i secondi a diventare i nuovi luoghi di insegnamento e apprendimento. Infatti, Skillshare, collabora con spazi come Hiveat55 e CoComsp, con cui ha creato delle vere e proprie classi d’insegnamento all’interno dello spazio. All’interno di questo tipo di piattaforma anche uno studente potrebbe essere in grado di insegnare a chi è parte della community. Questo fa nascere dei legami tra insegnante e chi impara e questa differenziazione potrebbe anche venir meno perché c’è uno scambio di sapere. È un beneficio lo scambio di conoscenze. Gli spazi di coworking hanno cambiato il nostro modo di lavorare e potrebbero cambiare anche il nostro modo di apprendere.

Articolo apparso su Deskmag in data 30 gennaio 2013, scritto da Rémy Cagnol e liberamente tradotto per Talent Garden da Elisa Remondina

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