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ArtArtusi hackathon, vince la piattaforma online per corsi di cucina

Hackathon Artusi

Si è svolto il 18 e 19 febbraio ArtArtusi hackathon, l’evento dedicato allo sviluppo di idee per la digitalizzazione del patrimonio culinario di Pellegrino Artusi, padre della “Scienza in Cucina.”. Nella suggestiva chiesa di San Giacomo a Forlì, più di 60 esperti di informatica, branding e comunicazione si sono messi alla prova per elaborare progetti innovativi per l’esportazione e la comunicazione delle ricette artusiane.

Il primo premio di 6.000 euro è stato assegnato ad “Artusi Learning”, una piattaforma per corsi di cucina e l’acquisto online di speciali “box” contenenti gli ingredienti necessari per le ricette e distribuiti da fornitori associati. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con il team vincitore:

1. Perché avete deciso di partecipare all’hackathon?

Vantiamo ormai diverse partecipazioni a vari hackathon, che consideriamo eventi carichi di un’implicazione sociale fortissima dove la digital transformation tanto decantata porta ad una social transformation (anche se nel piccolo). Sono poi un’ottima occasione per crescere dal punto di vista umano e professionale, lavorando in team per poi consegnare qualcosa in grado di migliorare la vita di tutti: è uno di quei modi in cui iniziative bottom-up possono alzare la voce e farsi sentire.

2. Come nasce la vostra idea e di che cosa si tratta esattamente?

La nostra idea ha cominciato a maturare a partire dal venerdì sera in macchina arrivando da Trento, dove abbiamo iniziato ad analizzare il problema. Si è poi plasmata al Bar Senza Nome di Bologna, posto mistico e che ha dato “nome” al team. Si è quindi irrobustita con l’arrivo di Sara nel gruppo, che ha portato una visione diversa ma complementare. E’ stata infine disintegrata dalle due meravigliose mentor di De’Longhi, che ci hanno fatto riconsiderare il tutto, e ricostruita anche grazie ai mentor di Amadori. Per poi rinascere sotto forma di Blended course, dove la parte digitale del corso online si unisce a quella reale/fisica dell’ArtusiBox e a quella sociale della condivisione del pasto.

3. Quali sono i possibili orizzonti di sviluppo?

Gli orizzonti di sviluppo sono il nocciolo della nostra applicazione. Essa è riapplicabile a qualunque paradigma di insegnamento e, inoltre, una piattaforma in cui siano necessarie componenti fisiche per apprendere al meglio non esiste ancora sul mercato, e abbiamo già qualche idea sul come svilupparla. Non sottovalutando il fatto che potrebbe essere adattata a molti altri contesti. Siamo in attesa di prendere contatto con alcuni sponsor/partner per definirne la fattibilità e la forma che si vorrebbe darle.

4. Qual è stato l’aspetto più difficile del lavoro di gruppo?

Ci siamo divisi bene i compiti e ognuno ha cercato di fare quello che sapeva fare meglio. Siamo stati in grado di confrontarci in maniera costruttiva tenendo conto delle opinioni di tutti. Il punto chiave è stata proprio la lunghissima fase di validazione dell’idea (dalle 11 di mattina alle 7 di sera), che ci ha permesso di avere un ampio confronto face-to-face con tutti i mentor possibili, e che ha poi plasmato il nostro prodotto. Sara è entrata a far parte di un team già consolidato dalla partecipazione a 5 hackathon negli ultimi 5 mesi, ma questo non è stato assolutamente un elemento disgregante, sebbene abbia dovuto sforzarsi per capire cosa le volessero comunicare i 5 informatici con i loro tecnicismi  L’unico vero nemico di una competizione simile è il sonno!

5. Qual è stato l’aspetto più interessante dell’evento?

La tematica: finora, 3 hackathon su 4 a cui abbiamo partecipato sono stati su Smart Cities e mobilità, mentre questo topic era particolarmente atipico. Inoltre abbiamo avuto la fortuna di avere come tutor dei professionisti del settore e competere con altri concorrenti ad un ottimo livello. E in più lo splendido scenario dell’auditorium, ex chiesa sconsacrata.

Tutte le foto dell’evento sono disponibili qui

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