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Arte e innovazione si incontrano a Museum Hack

Museum Hack

Museum Hack: hanno partecipato oltre 70 tra startup, sviluppatori, esperti di marketing ed appassionati di musei. Un evento unico, dove le più importanti istituzioni culturali di Torino si sono confrontate con moltissimi innovatori pronti a sviluppare nuove idee per la gestione dei dati dei visitatori museali. Un’iniziativa organizzata da Talent Garden e promossa da Fondazione Torino Musei, in collaborazione con Compagnia di San Paolo e con il contributo della Camera di commercio di Torino.

A vincere la competizione Magnet, una app integrata con tecnologie di proximity marketing, fra cui i beacon, che consentirà ai visitatori di fornire ai musei i dati più appropriati per essere coinvolti nelle attività espositive e nelle esperienze culturali coerenti con le proprie inclinazioni.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con i componenti del team vincitore (Claudio Russo, Matteo Macchio, Alice Calcagno, Viviana Pinto, Sara Miola, Davide Martignetti e Jacopo Ferrario Sardi) per saperne di più sull’esperienza vissuta e sui progetti che hanno per il futuro.

1. Perché avete deciso di partecipare a Museum Hack?

La proposta di Talent Garden rispondeva perfettamente alle nostre passioni: ognuno di noi è in qualche modo interessato al settore della cultura e a quello dell’innovazione, così abbiamo deciso di metterci in gioco e di provare a mettere insieme una squadra di persone capaci ed entusiaste, con formazioni diverse per affrontare la sfida da molteplici punti di vista. Museum Hack è stata l’occasione perfetta per sfidare noi stessi e ci sentiamo di dire che è andata alla grande. Ci auguriamo di continuare a lavorare insieme perché l’alchimia del gruppo è stata pazzesca e ci ha dato una carica eccezionale.

2. L’Italia brilla per patrimonio artistico ma ha forti problematiche legate alla sua gestione. Di cosa hanno maggiormente bisogno i musei oggi e in che modo la tecnologia può contribuire?

L’italia ha sicuramente un patrimonio artistico invidiabile e ciò le ha permesso di assicurarsi una posizione di rilievo a livello di presenze registrate tra musei, monumenti ed eventi culturali. Negli ultimi anni, l’innovazione tecnologica ha assunto un peso sempre maggiore anche in questo ambito e crediamo che nel nostro Paese sia il momento di seguire il trend in maniera decisa. Come è emerso nel corso dell’hackathon, la principale necessità dei musei italiani è quella di costituire un network che risulti armonico e coordinato, tanto nelle attività organizzate quanto nella comunicazione: ogni museo non può che trarre beneficio dalle tecnologie di gestione dei dati e dalla possibilità di profilare gli utenti che esse offrono. Inoltre, stanno emergendo alcune tecnologie interessanti che permettono di combinare questi vantaggi a un miglioramento dell’esperienza museale.

3. Come nasce Magnet e di cosa si tratta esattamente?

Magnet nasce in risposta alle esigenze della Fondazione Torino Musei. Analizzando le loro richieste ci siamo resi conto che la scelta migliore era un database ben strutturato, ampliabile e integrabile con altri servizi. Una volta analizzate le informazioni necessarie a una buona profilazione e le informazioni aggiuntive utili, abbiamo ideato la struttura del database e poi ci siamo dedicati all’integrazione con campagne email personalizzate, pubblicità sui social e, cosa a cui tenevamo di più, visite guidate personalizzate.

4. Quali sono i possibili orizzonti di sviluppo e di utilizzo?

L’idea che abbiamo sviluppato durante l’hackathon è un’ottima base di partenza per progressi futuri, ma questi dipenderanno inevitabilmente dal tempo a disposizione e dalle risorse disponibili: l’intento era quello di creare un prodotto malleabile, che potesse aderire ai bisogni di ogni singola struttura della Fondazione Torino Musei, soddisfacendo al tempo stesso i principi di scalabilità. A posteriori possiamo dire che, con un adeguato sviluppo, Magnet potrebbe essere spendibile in ogni museo o manifestazione culturale, andando a creare e successivamente arricchire un database di utenti interessati a cui proporre un’offerta culturale sempre più personalizzata e condivisa.

5. Qual è stato l’aspetto più difficile del lavoro di gruppo?

Identificare un’applicazione della tecnologia che non risultasse invasiva per l’utente, cercando un terreno comune a tutti i membri della squadra: a tale scopo, abbiamo cercato di coniugare continuamente una strategia efficace di acquisizione di dati a uno strumento che non alienasse il visitatore e che valorizzasse ulteriormente il patrimonio curato dalla Fondazione. Il processo creativo ci ha spesso portato a riconsiderare le posizioni individuali, scartare alcune idee e ridefinire le prospettive: tutto ciò richiede molta energia e una buona dose di propensione all’ascolto. Tuttavia, l’eterogeneità dei nostri profili ci ha permesso di suddividere i compiti valorizzando le capacità di ogni membro del team e siamo stati bravi ad integrare i risultati dei singoli processi scandendo la maratona con dei momenti di sincronizzazione.

6. Qual è stato l’aspetto più interessante dell’evento?

Col senno di poi, è strabiliante rendersi conto della fluidità e dell’armonia con cui abbiamo lavorato: la maggior parte di noi non si era mai incontrata prima dell’hackathon e il gruppo era caratterizzato da competenze diversissime. È un aspetto difficile da mettere a fuoco quando ti trovi in una simile frenesia creativa, ma a pensarci bene è quantomeno straordinario e ti riempie di ottimismo.

Inoltre, abbiamo apprezzato tantissimo la possibilità di lavorare a stretto contatto con i mentor di questo hackathon: la loro disponibilità e l’analisi critica fatta sulle nostre prime intuizioni ci ha messi sulla buona strada e ci rendiamo conto che incontrare professionisti così entusiasti e coinvolgenti è tutt’altro che scontato.

 

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