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Chi sono i nomadi digitali? Tutto quello che devi sapere per diventare uno di loro

Nomadi digitali

I Nomadi digitali sono individui che sfruttano le tecnologie digitali per svolgere il loro lavoro e conducono il loro stile di vita in modo nomade. Generalmente lavorano in remoto da casa, da bar e caffetterie, da biblioteche pubbliche etc. svolgendo compiti e portando a termine obiettivi che si svolgevano tradizionalmente in un unico posto di lavoro fisso.” Definizione tratta da Wikipedia, quello del nomade digitale è più di uno stile di vita, di un semplice desiderio di spostarsi nel mondo. Realizzazione personale, contaminazione con community internazionali e scoperta di sé sono elementi imprescindibili per chi compie questa scelta. Come racconta la storia di Anna Franchi, freelance ed esperta di digital marketing in partenza per Bali.

1. Di cosa ti occupi esattamente? Ma soprattutto, dove ti trovi ora?

Mi occupo di marketing digitale freelance, in particolare SEO, scrittura di contenuti, social media ed email marketing. Ho clienti in tutto il mondo, dall’Australia agli Stati Uniti passando per l’Europa e lavoro in italiano, tedesco, inglese e spagnolo. Posso ovviamente lavorare remotamente. L’obbiettivo è costruire una web agency con un modello di business innovativo che prevede il lavoro remoto.

Parallelamente sto sviluppando dei progetti di startup.

In questo momento sono ancora in Italia ma sono in partenza per Bali.

 2. A che punto della tua carriera hai deciso di diventare una “nomade digitale” e cosa significa esattamente per te?

La mia storia è legata a circostanze della vita che mi hanno portata ad andare sempre in giro. 4 anni fa sono andata a Miami per un semestre di scambio. Finito il programma, mi sentivo di restare ancora negli Stati Uniti, così ho trovato uno stage a New York e mi sono fermata qualche mese in più. Poi sono tornata in Italia per terminare gli studi e subito dopo la laurea sono andata ancora a New York, dove mi sono fermata ancora un anno facendo un training nella migliore agenzia di PR per l’arte. Sinceramente mi volevo fermare a New York, perché è sicuramente la città dove mi vedrei vivere per sempre. Invece la vita ti sorprende sempre: per ragioni di visto, ho dovuto lasciare gli Stati Uniti e cercare lavoro altrove. Allora mi sono trasferita a Londra per un anno. Non ero per niente soddisfatta della mia vita, del mio lavoro e nemmeno della città in cui vivevo. Così, quando un’amica mi ha proposto di raggiungerla in Cile per aiutarla con la sua startup ho colto la palla al balzo e sono volata a Santiago. Eravamo parte di un programma di accelerazione di startup, StartUp Chile, in un ambiente giovane, dinamico e creativo. Mi sono sentita subito parte di questo mondo: per una volta la maggioranza erano persone come me, che avevano vissuto in giro e non sapevano dove sarebbero stati l’anno dopo, ma che dall’altro lato erano pienamente consapevoli di vivere per realizzare a pieno la propria vita, soddisfacendo un bisogno imprenditoriale e di indipendenza dai canoni tradizionali. È stato lì che ho capito che questo tipo ambiente era il mio e che avrei continuato a girare per esserne parte. Ho iniziato a lavorare freelance e questo ha cambiato la prospettiva: prima ero io a muovermi per inseguire il lavoro, adesso è il lavoro che si muove con me!

3. Come scegli la destinazione successiva nel tuo percorso? Che caratteristiche deve avere?

Bali è la prima meta che ho scelto da nomade digitale consapevole e le ragioni di questa scelta sono molte ma sono principalmente legate al fatto che lì vi sia una comunità molto attiva e formata di nomadi digitali, con co-working spaces e buone connessioni internet. In più sono molto appassionata di yoga e spiritualità e Bali mi permette di coltivare anche questo aspetto.

Credo che per me la cosa più importante siano le persone. Lavorando da freelance quelli che lavorano nei co-working con te diventano come i tuoi colleghi. Si creano bellissime amicizie e, soprattutto, ci si aiuta. L’ho visto a StartUp Chile e in altri ambienti simili che ho frequentato; mi aspetto di trovare lo stesso anche a Bali.

4. Per un periodo hai lavorato anche da Talent Garden Brescia. Perché hai scelto il nostro spazio?

Tornata a Brescia dopo il Cile ho iniziato a lavorare freelance e cercavo uno spazio in cui ritrovare quella comunità di cui parlavo prima. Talent Garden è stata la scelta naturale e ha pienamente soddisfatto le mie aspettative. Non solo ho trovato degli amici, ma mi è anche stato molto utile per la mia carriera. Il networking è davvero tutto!

5. Qual è l’aspetto più difficile di questa vita e quale quello più soddisfacente?

Gli aspetti positivi sono per me molto superiori a quelli negativi. Innanzitutto il fatto di costruirmi una vita e una carriera da sola mi rende sempre molto orgogliosa.

Sono sempre stata molto curiosa di conoscere e di conseguenza entrare in contatto con persone interessanti, positive e diverse da tutto il mondo è quasi una passione per me. Per mia indole riesco sempre a mantenere i contatti con tanti amici nonostante la distanza. Dopo 4 anni in giro posso dire che conosco gente ovunque e quando devo fare un viaggio, ho quasi sempre un contatto diretto con qualcuno del posto. Mi sono costruita un network che mi permette sia di aiutare i miei amici quando hanno bisogno di qualcuno in un determinato luogo, che di avvantaggiarmi da un punto di vista professionale.

Quando vivo in un posto cerco sempre di immergermi nella cultura locale con persone del posto. È un arricchimento incredibile, non solo dal punto di vista personale ma anche da quello lavorativo! Sono sicura che questo tipo di vita mi ha portata a essere più paziente e tollerante, nonché aperta verso il nuovo e lo sconosciuto. Anche lavorare in culture diverse dalla propria è una sfida per me molto interessante e che mi ha insegnato tanto.

L’aspetto più difficile per me è fare le valigie ogni volta e non avere una casa vera e propria. Ricominciare da zero in un posto nuovo non mi pesa ancora, ma credo che prima o poi questo aspetto avrà un certo peso.

Ovviamente essere lontana dalla mia famiglia e dagli amici di sempre è difficile. Fortunatamente la tecnologia permette davvero di accorciare le distanze. Mi rendo conto che la geografia ha portato una sorta di selezione naturale delle persone, rafforzando i rapporti con chi conta davvero e affievolendo quelli più superficiali.

6. Che consiglio daresti a chi vorrebbe intraprendere la tua stessa scelta?

Credo che per fare questa scelta la cosa più importante sia avere il coraggio di andare contro tendenza e non farsi influenzare dal giudizio altrui. Fare quello che ci si sente ed essere consapevoli che si sta costruendo quello che di più importante ci sia, la propria vita. Frequentare un ambiente internazionale e aperto aiuta molto, soprattutto perché ci si ritrova con persone che hanno vissuto o stanno vivendo lo stesso e quindi comprendono meglio quello che si prova.

Un’altra cosa che mi sento di consigliare è tentare, finché non si fa un’esperienza, non si può sapere. Ma sapendo che questa scelta non è irreversibile. Può succedere che uno parta e si renda conto che non è la sua vita né il suo mondo. Nulla vieta che possa allora tranquillamente tornare indietro. Tornerà inevitabilmente cambiato perché avrà scoperto qualcosa di sé e, soprattutto, non avrà mai il rimpianto di non aver preso questa decisione coraggiosa.

In generale, credo che sia importante fermarsi quando si è pronti, quando è il momento giusto. Io so che per me non è ancora arrivato e, quindi, se non ripartissi rimpiangerei di aver interrotto un cammino troppo presto. Un giorno le cose cambieranno e sarò sicuramente contenta di fermarmi. Ma questa sarà un’altra storia, intanto sono soddisfatta del lavoro che sto costruendo e di questa vita nomade.

 

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