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Anche i robot si ammalano: breve storia di robotica umanoide

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Nell’ambito delle attività sulla robotica svolte all’interno di TheFabLab, ricerche e studi che servono anche ad alimentare e arricchire l’organizzazione dell’evento Futureland (di cui TheFabLab è advisor), abbiamo recentemente toccato un tema interessante, che apre scenari affascinanti per il futuro.

Nell’estate 2017, lavorando alla programmazione di NAO, un robot umanoide di taglia media, abbiamo notato che il nostro esemplare presentava dei problemi al motore della spalla destra: quando eseguiva molti movimenti infatti, dopo qualche minuto iniziava a mal funzionare.

Il robot umanoide in questione è stato programmato dalla casa madre per segnalare il suo malfunzionamento attraverso un allert audio. E quindi, ogni tanto, durante gli esperimenti e le nostre attività, il nostro robot pigolava fastidiosamente, esattamente come farebbe un neonato che ha mal di pancia o è affetto da una fastidiosa otite.

Questo meccanismo non ci permetteva di fare le corrette attività, tra cui far parlare e muovere il robot in armonia.

Così come il meccanismo del lamento nel bambino serve ai genitori per indagare quale sia la causa del dolore, anche noi, progettisti di TheFabLab, allarmati, abbiamo iniziato a indagare cosa stesse succedendo al nostro robot.

Come buoni genitori abbiamo messo a riposo il robot e analizzato nel profondo il suo codice, alla ricerca del problema.

Nonostante le nostre cure, la malattia non passava, ogni volta che accendevamo il robot partiva il lamento.

Preoccupati per il nostro robot e soprattutto per l’evento a cui il nostro umanoide avrebbe dovuto partecipare nei giorni successivi, abbiamo chiamato il centro assistenza dell’azienda produttrice alla ricerca della soluzione.

Il centro assistenza davanti alle nostre descrizioni avrebbe richiamato il robot in sede per eseguire la diagnosi e probabilmente per cambiare il motore. Ma non c’era tempo, noi avevamo già venduto il robot ad un cliente per la settimana successiva. Come fare? Come portare sul palco di un evento aziendale un robot che si lamenta?

La risposta si trova non pensando alla robotica, ma a come siamo fatti noi umani e sapendo che noi umani abbiamo costruito macchine molto simili a noi. Quindi la domanda corretta è stata: come fareste se a lamentarsi per il dolore fosse un umano? Useremmo un analgesico, qualcosa che inibisca i meccanismi del dolore…Insomma non c’era tempo per un’operazione ma forse potevamo inibire il dolore per qualche giorno, fare l’evento e poi mandare il robot in riparazione.

Così è stato, il tecnico del centro di assistenza ci ha mandato l’“analgesico” (una stringa di codice in Python) via mail, noi l’abbiamo somministrata (uploadata) nel robot e lui ha smesso di lamentarsi, ha fatto bella figura all’evento e subito dopo è stato spedito alla casa madre per il trapianto.

La robotica è interessante non solo per le sue applicazioni specifiche e settoriali ma soprattutto perché apre nuovi scenari anche su noi umani: questa esperienza ci ha fatto pensare a come ci cureremo nel futuro. Traendo spunto anche dal bellissimo TED Talk di Riccardo Sabatini, in cui il fisico italiano sostiene che “le nostre conoscenze sul genoma a breve ci permetteranno di personalizzare le cure per malattie come il cancro”, possiamo affermare che, in fondo, tra codice macchina (binario) e codice umano (DNA, 4 basi) non c’è nessun differenza. Il tempo e la ricerca su robotica, intelligenze artificiali e genetica avvicineranno sempre di più questi campi disciplinari e la medicina e il coding, nel futuro, saranno parte dello stesso mondo. Di tutto questo vivremo nel futuro e di tutto questo si discuterà a Futureland.

Massimo Temporelli

Partecipa a Futureland, il primo evento europeo interamente dedicato alle tecnologie emergenti: https://www.futureland.co/

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