4 consigli per imparare a programmare in poche settimane

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Imparare a programmare è una delle scelte migliori in ambito formativo e lavorativo che si possano fare oggi: le skill relative al coding sono infatti sempre più richieste dalle aziende italiane e i professionisti del settore sono tra i più cercati dal mercato del lavoro.

Ma in che cosa consiste esattamente il settore della programmazione e quali sono i passi necessari per imparare a programmare da zero in poche settimane? Scopriamolo insieme. 

Che cos’è la programmazione?

La programmazione è quell’insieme di attività e tecniche che uno sviluppatore svolge e applica per realizzare un software. Esistono diversi linguaggi di programmazione, e un developer deve conoscerne almeno alcuni così da rendere le proprie istruzioni “comprensibili” a un terminale. Ovviamente più linguaggi sono conosciuti da un programmatore, più questo sarà richiesto sul mercato del lavoro.

Imparare a programmare: i primi passi

1. Capire in quale settore ci si vuole specializzare

Il mondo dello sviluppo software è potenzialmente infinito, ma volendo sintetizzare è possibile suddividere le diverse aree in quattro categorie principali, ognuna delle quali permette di sviluppare dei prodotti diversi e comprende al suo interno linguaggi di programmazione differenti.

  • Sviluppo desktop: per sviluppare dei classici software per PC, comprende linguaggi come Java o C#;
  • Sviluppo Web: per creare piattaforme e applicativi Web, ovvero tutti quei programmi e servizi che vengono eseguiti all’interno di un browser Internet. Comprende linguaggi di sviluppo come HTML, CSS e JavaScript. In genere i linguaggi per il Web sono i più semplici da apprendere e padroneggiare e oggi sono quelli maggiormente studiati da chi è alla prime armi;
  • Sviluppo Mobile: per sviluppare App e programmi Mobile. In questo caso i linguaggi di riferimento dipendono dalla piattaforma di riferimento: per Android è consigliato fin da subito lo studio Kotlin e Java, mentre per iOS Swift;
  • Sviluppo IoT/Domotica: per realizzare un progetto IoT o di domotica. Comprende i linguaggi C e C++, che  garantiscono un’ottimizzazione minuziosa dei consumi dal punto di vista delle risorse hardware e si prestano naturalmente all’impiego nei device embedded.

2. Scegliere il linguaggio di programmazione più adatto

Una delle prime cose da fare quando si decide di iniziare a studiare programmazione è scegliere la tipologia di linguaggio di programmazione più adatta alle proprie esigenze e all’ambito in cui si desidera operare. Esistono infatti diverse tipologie di linguaggio e ognuna di esse ha una diversa curva di apprendimento. 

Vediamo in breve quali sono le tipologie di linguaggio di programmazione più diffuse e alcuni dei linguaggi che ne fanno parte:

  • Programmazione imperativa: tipologia di linguaggio in cui si va ad indicare esattamente quali sono le operazioni che la macchina deve eseguire per ottenere il risultato atteso. Solitamente con la programmazione imperativa vengono scritti programmi molto complessi, ottimizzati ed estremamente longevi. I sistemi operativi della famiglia UNIX e il kernel Linux sono stati scritti in larga parte usando dei linguaggi di programmazione imperativi come Assembly e C;
  • Programmazione orientata ad oggetti: modalità di sviluppo che prevede che le strutture dati e le funzioni, ovvero i blocchi di codice sorgente, siano raggruppate in un’ unica componente definita come classe. Fanno parte di questa famiglia, che risulta essere particolarmente efficiente, i linguaggi molto popolari come Python e Java;
  • Programmazione procedurale: la strategia di sviluppo procedurale prevede che, durante lo creazione di un software, vengano creati dei blocchi di codice sorgente, chiamati funzioni, con all’interno delle complesse sequenze di istruzioni che hanno il compito di eseguire un compito specifico. Le funzioni possono essere poi richiamate dal programmatore quando necessarie durante l’esecuzione dell’applicativo. Uno dei linguaggi di programmazione procedurali più noti è COBOL;
  • Programmazione scripting: categoria che raggruppa al suo interno i linguaggi di scripting, ossia linguaggi che nascono per automatizzare compiti lunghi e ripetitivi. In buona sostanza lo sviluppatore inserisce all’interno di un singolo file un elenco di comandi che vanno ad attivarsi in sequenza dopo il caricamento di una particolare applicazione oppure in seguito a una determinata azione dell’utente. Uno dei linguaggi di scripting più noti è sicuramente JavaScript che anima gran parte delle applicazioni Web presenti in Rete.

Non è ovviamente escluso che un linguaggio possa contemplare l’uso di più paradigmi e strategie di programmazione. Infatti, gran parte dei linguaggi moderni viene definito come multi-paradigma proprio perché lo sviluppatore è libero di approcciarsi a un determinato problema come meglio crede.

3. Apprendere i concetti base dei linguaggi

Quasi tutti i linguaggi di programmazione hanno dei concetti base comuni che vanno memorizzati per poter lavorare correttamente. Una volta appresi tali concetti sarà possibile risolvere le problematiche di programmazione più comuni ed iniziare ad entrare nel giusto “mindset”. 

Scopriamo quali sono i concetti più importanti della programmazione:

  • Variabili: si tratta in buona sostanza di un contenitore di dati che può essere modificato durante l’esecuzione del software. Quando si sviluppa il codice sorgente alle variabili vengono spesso dati dei nomi che le rendono facilmente identificabili per il programmatore. Così facendo il developer riesce a capire facilmente come una determinata variabile lavora e interagisce con il resto del codice;
  • Costrutti condizionali: all’interno di un algoritmo si trovano spesso dei costrutti condizionali, ovvero delle azioni che vengono eseguite unicamente a condizione che si verifichi una determinata situazione o uno stato. Uno dei costrutti condizionali più noti è “if-Then” cioè “se è così allora fai questo”. I costrutti condizionali sono ovunque nei nostri sistemi informatici, basti pensare a come reagisce un Web server quando viene a mancare la connessione alla Rete, ci viene infatti mostrata una finestra di errore, oppure quando dobbiamo cancellare un file e il sistema ci chiede se siamo sicuri dell’azione che vogliamo compiere;
  • Funzioni: questi costrutti permettono di raggruppare all’interno di un unico blocco di codice una sequenza di istruzioni che hanno l’obiettivo di portare a termine un’operazione. È possibile immaginarsi le funzioni come dei piccoli programmi all’interno di un software più grande. Questo blocchi possono essere richiamati più volte dallo sviluppatore durante la scrittura del codice, si tratta in pratica di set di funzionalità già pronte che possono essere sfruttate quando serve;
  • Input di dati: sono i dati che l’utente fornisce al programma per consentirne l’esecuzione. Un algoritmo per funzionare necessita, oltre che delle istruzioni specifiche da parte del programmatore, di un set di dati. Per proporre un esempio concreto: quando un utente si registra in un portale Web immette nel sistema un username e una password, fornendo quindi un input di dati. Il sito Web va dunque a registrare questi dati restituendo come output un nuovo profilo utente.

4. Sperimentare con i tool di sviluppo: il primo “Hello World”

Dopo aver studiato i rudimenti di un determinato linguaggio di programmazione o di sviluppo per il Web si può iniziare a sperimentare con un editor di codice oppure direttamente con un IDE (Integrated Development Environment). Questi software offrono un ventaglio di strumenti pensati appositamente per facilitare la scrittura del codice. Uno dei code editor più noti ed utilizzati dalla community di sviluppatori Web è Sublime Text.

Una volta familiarizzato con il tool di sviluppo come primo esercizio è possibile realizzare un piccolo programmino che banalmente stampi a video la scritta “Hello World”. Di seguito un semplice script JavaScript inserito all’interno di un file HTML:

<html>

<body>

 <script>

    alert( ‚Hello, world!‘ );

  </script>

</body>

</html>

Caricando questo file HTML il nostro browser Web predefinito ci mostrerà un output simile al seguente:

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