Da giocatori a sviluppatori: la storia di Giovanni e Fabio di Red Koi Box

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Freelance

“Da giocatori si nasce, da sviluppatori si “rinasce””

Abbiamo intervistato Giovanni Ballerini che, insieme al socio ed amico Fabio Greotti, ha lanciato Red Koi Box, uno studio di produzione e sviluppo di videogiochi professionali che cresce all’interno di Talent Garden Brescia.

Giovanni ci ha raccontato cosa significa lavorare nel campo dei videogame, quali sono le sfide più importanti che stanno affrontando e quali sono i traguardi che vogliono raggiungere.

1. Com’è nata l’idea di Red Koi Box e di cosa si tratta esattamente?

Bella domanda. In realtà l’idea che sta alla base della Red Koi Box ci accompagna da sempre. Già dai tempi delle scuole superiori, correvano gli ultimi anni del secolo scorso, Io e Fabio sviluppavamo per diletto piccoli giochi utilizzando tecnologie nascenti e sperimentando generi.

Negli anni la nostra esperienza imprenditoriale e tecnologica ci ha più volte avvicinato al meraviglioso mondo della produzione videoludica, ma senza permetterci di entrare appieno nel settore. Dopo ben oltre un decennio di esperienze ed avventure imprenditoriali eccoci finalmente pronti per fare il grande passo: facendo valere i nostri sforzi e le nostre competenze ed aggregando i talenti di cui l’Italia di certo non difetta, la Red Koi Box vuole ritagliarsi uno spazio importante nel campo della produzione videoludica.

Per intenderci, la missione è produrre videogiochi belli, divertenti, unici, e perché no, anche profittevoli.

Ovviamente a tutto ciò si aggiunge la parte creativa e prototipale che ci permette di plasmare nuove proprietà intellettuali e design accattivanti che -non per forza- saranno portati a compimento da noi: il nostro studio è certamente un valido alleato per tutte quelle realtà che non hanno il tempo o le competenze per poter fare tutto da soli o che hanno bisogno di un punto di vista esterno e qualificato.

Red Koi Box_1

2. Quali sono le maggiori difficoltà che state incontrando nel percorso di crescita della vostra startup?

Le difficoltà principali a mio avviso stanno nella cultura del credito e dell’investimento del Paese:
la visione comune tende a vedere con sufficienza il settore videoludico, spesso trattandolo alla stregua di un hobby piuttosto che di una realtà industriale in crescita e consolidamento. Questo porta inevitabilmente a faticare nell’avere una credibilità imprenditoriale di fronte a persone fuori dal cerchio di competenza del settore, ma fortunatamente le nostre esperienze passate ci permettono di poter dimostrare il nostro valore a tutto tondo. Altro punto critico è la frammentarietà delle figure professionali con cui collaboriamo e che -ad oggi- sono molto eterogenee per locazione geografica, copertura dei tempi di consegna e per competenze.
In futuro contiamo di poter attrarre personale direttamente presso di noi, consolidando sempre più la qualità della nostra produzione.

3. Come vi siete avvicinati al mondo dei videogiochi?

Questa domanda è meno semplice di quanto appaia. Sapete, ogni storia è a sé, ma solitamente l’avvicinarsi al mondo dei videogiochi è un momento ben distaccato dal momento in cui ci si avvicina allo sviluppo degli stessi.
Sovente le due cose sono attinenti ma non per forza interdipendenti. Da giocatori si nasce, da sviluppatori si “rinasce”.
Io e Fabio siamo entrambi cresciuti all’ombra dei vari coin-op da bar e delle console casalinghe, entrambi ci siamo fin da subito domandati “chissà come funzionano?” ed entrambi siamo stati stregati dalle emozioni che quest’arte sa trasmettere: solo anni più tardi abbiamo iniziato ad esplorare la rete in cerca delle pochissime informazioni che l’allora giovane internet poteva fornire. Oltre al nostro percorso di studio di natura tecnica, ci siamo formati nel tempo libero frequentando i pochissimi forum ed i rari bulletin board popolati da veri e propri pionieri, professionisti ed hobbisti che in Italia non potevano trovare spazio in un’industria non ancora nata, ma che amavano comunque aggiungere competenze e sperimentare tecnologie, uniti da una comunità appassionata e viva.
In tutta Italia esisteva solo un (breve) corso di sviluppo videoludico presso l’università di Crema, ed i pochi manuali che arrivavano nel nostro Paese erano in lingua inglese.
Insomma, avvicinarsi al mondo dello sviluppo videoludico era una vera e propria avventura.

4. Perché avete scelto Talent Garden Brescia e quali sono gli aspetti che preferite del lavoro all’interno di uno spazio di coworking?

Principalmente perché conoscevamo alcune persone che già stavano in Talent Garden e che avevano avuto esperienze positive; e poi crediamo fortemente nel concetto di network tra aziende e professionisti, vista la lezione che abbiamo appreso negli anni, e che consiste nel principio della condivisione del sapere.

Tenere completamente per sé il proprio know-how, evitando un equilibrato percorso di condivisione e di comunicazione tra professionisti, porta inevitabilmente all’inaridimento ed inibisce l’evoluzione delle proprie capacità. Forse D’annunzio intende proprio questo quando scrive “io ho quel che ho donato”: il sapere è qualcosa che evolve solo quando passa attraverso altre orecchie, altre menti, per ritornare a te sotto una luce diversa; uno spazio come quello del Talent Garden lo permette ed anzi, alle volte lo agevola.

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5. Quali consigli dareste ad un ragazzo che decide di intraprendere il vostro stesso percorso?

Francamente il settore è in continuo fermento ed è difficile che un qualsivoglia consiglio imprenditoriale possa avere una valenza più duratura di un anno, ma alcune cose credo possano restare stabili.

Come professionista servono dedizione, impegno, studio continuo e volontà di utilizzare strumenti professionali. Sarebbe facile farsi allettare da software gratuiti od hobbistici, ma alla lunga questi ultimi non garantiscono una formazione impiegabile negli ambienti di lavoro più strutturati.
Come imprenditore il consiglio è di aprire un’attività solo se si sa assolutamente come funziona un’azienda tradizionale, perché molti confondono la passione allo sviluppo con l’imprenditoria, e le due cose non vanno quasi mai di pari passo.

E l’ultimo consiglio, forse il più utile, è il cercare in chi ha più esperienza i giusti consigli ed accettarli con umiltà: ascoltate talk nelle fiere, seguite corsi tenuti da chi lavora davvero nel settore, fissate appuntamenti con consulenti e cercate sempre di scoprire se la vostra “domanda” sia o meno stata in precedenza già formulata da qualcun altro.
Inventare soluzioni nuove ha senso solo quando si ha già la piena consapevolezza di come funzionino quelle vecchie.

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