Tra fotografia, destino e passione: storia di Pietro Baroni

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Freelance

Grazie al suo ultimo progetto dedicato al ritratto, Pietro Baroni è stato selezionato da LensCulture come uno dei 50 fotografi più promettenti al mondo. Creativo con base a Talent Garden Calabiana, (che ha scelto perché “richiamato dal destino”) Pietro è un freelance dall’animo “wild” che ha fatto della propria passione un lavoro, grazie alla capacità di rispondere alle richieste più diverse, senza però mai perdere se stesso.

1. Quando hai deciso di diventare un fotografo?

Quando avevo 15 anni. Mio nonno mi regalò una sua vecchia macchina fotografica e fu amore a prima vista. La magia della luce che imprimeva immagini sulla pellicola mi lasciò di stucco e senza fiato.

2. Sei stato selezionato da LensCulture come uno dei 50 fotografi più promettenti al mondo. Il tuo lavoro J’ai plus de souvenirs que si J’avais mille ans, sarà in mostra a New York alla Klompching Gallery dal 7 al 17 marzo 2018. Ci racconti di cosa parla questo progetto?

“Ho dentro più ricordi che se avessi mille anni” scrisse Baudelaire. Tutti abbiamo pensieri inconfessabili, indicibili, che ci fa paura pensare di avere. Tutti abbiamo paure e insicurezze che non abbiamo voglia che gli altri vedano. O che ci piacerebbe possano vedere per poter essere aiutati. Sono così profondamente intime che non sono visibili al mondo esterno. Siamo trasparenti agli altri. Ma ce le portiamo dietro tutti i giorni, addosso, sulla pelle. Io ho cercato con questi ritratti di farle vedere, di evidenziare, di raccoglierle. Con questo progetto ho cercato di rendere leggibile ciò che ci è tatuato addosso ma che solitamente non viene visto. Ho chiesto alle persone che ho ritratto di entrare in empatia con queste paure, insicurezze e pensieri per catturarli in un instante.

Pietro Baroni 2

3. Quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato nel tuo percorso professionale?

La capacità di capire i clienti ed essere camaleontico andando incontro alle esigenze più disparate senza perdere me stesso. Il successo del mio lavoro è determinato al 70% dalla capacità di relazionarsi con clienti e collaboratori. È molto importante essere empatico e mettersi nei panni degli altri.

4. Perché hai deciso di diventare un tagger? Quali sono gli aspetti che preferisci di lavorare all’interno di Talent Garden?

E’ il destino che ha deciso. Un amico mi ha parlato di questo posto. Sono venuto a vederlo e mi è venuta un po’ di nostalgia perché nel 2013 ho fatto una delle mie mostre più importanti dentro questi muri, Deejaynellarmadio Exhibition. Era un progetto legato ai deejay della famosa e storica Radio Deejay e i loro armadi. Prima che Talent Garden nascesse io ero già stato qui e lavorato qui. Ora ho la scrivania dove erano esposte le mie foto. Il destino mi ha richiamato. Mi piace molto il networking che si crea e le possibilità di business che possono nascere facendo rete.

Pietro Baroni 3

5. Che lavoro faresti se non fossi un fotografo?

Lo scrivo sempre in fondo alla mia bio. Se non facessi l’artista vorrei essere un esploratore da spedizioni estreme. Un po’ rimane in me l’animo “wild” essendo laureato in Scienze Naturali ed avendo vissuto in Tanzania nella savana per un anno per la mia tesi sui leoni. Ho anche fatto la guida per anni in Islanda e Marocco. Mi piace la natura violenta sulla faccia e sulla pelle.

6. Che consiglio daresti ad un ragazzo che desidera intraprendere la tua strada?

Di non stancarsi mai di essere curioso e di guardare il mondo sempre con occhi diversi. Non è importante la tecnica ma l’attitudine con cui approcci quello che hai intorno.

 

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