Come diventare un Digital HR: intervista a Rani Verschoor

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Come diventare un Digital HR? Imparando dai migliori.

Ecco perché abbiamo intervistato Rani Verschoor, l’ospite internazionale della prima edizione del Master part time in Digital HR. Rani è Lead Organisational Development presso N26, una delle banche in più rapida crescita in Europa, che conta oltre 1 milione di clienti su 17 mercati europei e oltre 430 dipendenti. Rani svolge un ruolo fondamentale nel mantenere una crescita sana dell’organizzazione, sostenendo una cultura aziendale goal-oriented in una delle realtà bancarie più innovative del panorama internazionale. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

 

 

T: Qual è il ruolo della tecnologia nelle risorse umane?

R: La tecnologia può fornire soluzioni a problemi complessi e può occuparsi delle attività di routine, consentendo all’HR di concentrarsi sui momenti che contano davvero. Ma questo è vero per tutti i reparti dell’azienda: la tecnologia regala sempre grandi emozioni.

 

T: Come si struttura un’organizzazione con una cultura incentrata sul dipendente?

R: La centralità del dipendente credo non provenga dalla struttura di un’organizzazione ma dalla sua mentalità e dai suoi valori. Devi definirla da solo, così come il ruolo che gioca il dipendente all’interno dell’azienda. Una volta stabilito ciò, è possibile prendere decisioni e lanciare iniziative che lo guidano.

 

T: Quali sono gli elementi critici di una strategia di diversity e inclusion?

R: Bisogna farlo e basta, non esistono esitazioni o criticità. Molte volte assisto a discussioni sull’argomento, ma poi non se ne fa nulla. E non fraintendetemi: sono molto felice di vedere persone influenti prendere sul serio questa tematica e acquisire consapevolezza. Tuttavia, penso che il cambiamento sia nelle nostre azioni quotidiane, indipendentemente dal ruolo che si svolge all’interno dell’organizzazione.
“Quanto siete inclusivi? Tollerate le persone con cui lavorate quotidianamente o le accettate per quello che sono?”

 

T: Qual è la tua più grande sfida nella gestione dei talenti?

R: A N26 stiamo crescendo molto come organizzazione. Al momento siamo un unicorno, stiamo cercando di diventare un giocatore a livello globale e crescere molto velocemente, ma per essere competitivi bisogna investire sui talenti. Infatti quest’anno abbiamo offerto ai nostri dipendenti la possibilità di investire sulla propria carriera, contribuendo così alla crescita in N26.

 

T: Quali sono le tattiche per trasformare il feedback in una buona abitudine?

R: Potrebbe sembrare semplice, ma nel corso degli anni mi sono resa conto che le cose semplici non sono necessariamente facili da fare. Avere una cultura del feedback richiede tempo per la realizzazione, soprattutto perché dare feedback (buoni e cattivi) in modo costruttivo significa essere maturi. Nelle organizzazioni più giovani, molte volte le persone lottano per questo. Penso che il punto di partenza sia guidato dai leader dell’organizzazione, sono loro a dover dare il buon esempio di feedback. Nulla di innovativo o rivoluzionario su questo, tuttavia ho notato, che questo non è sempre un dato di fatto.

 

T: “Agile HR mindset”, cosa significa?

R: Dal mio punto di vista, avere una mentalità Agile significa mettere il cliente al centro e creare una struttura che può essere adattata facilmente o che non si rompe quando si verificano cambiamenti più grandi. Questa mentalità può essere applicata a molte area di business delle risorse umane, ma anche all’intera struttura organizzativa. A volte questo può significare implementare un MVP il più rapidamente possibile per testare se questo potrebbe funzionare o meno, o talvolta significa pensare a un determinato framework e impiegare più tempo nella consegna, al fine di impostare qualcosa che possa adattarsi ai cambiamenti a lungo termine.

T: Un consiglio che ogni giovane professionista delle risorse umane dovrebbe ascoltare

R: Cerca di trovare un’organizzazione che sia un ambiente sfidante in cui puoi crescere e dove le persone sono interessate a investire su di te. Inoltre, poiché HR è così versatile e ha molteplici aree specialistiche: voglio anche incoraggiare i giovani professionisti non-HR a pensare a una carriera nelle risorse umane.