Women in Tech | Dalla Finanza all’IoT, cercando sfide e cogliendo opportunità: la storia di Patrizia

Cercare sempre nuove sfide, non arrendersi mai, saper individuare e cogliere al volo tutte le opportunità che ti si presentano: questi gli ingredienti segreti dietro la storia di Patrizia Cozzoli, CEO di Fing, startup di Device Recognition Technology e soluzioni di network troubleshooting parte della Community di Talent Garden Ostiense. Da manager nel mondo della finanza a CEO nel settore dell’IoT: il suo percorso affronta due settori difficili e ostici nei confronti delle professioniste donne, ma grazie a tanta determinazione, un bisogno continuo di imparare e crescere e alla capacità di cogliere ogni occasione, Patrizia ci conferma che non esistono barriere di genere che non si possono sfondare.

Abbiamo parlato della sua esperienza, delle barriere geografiche, culturali e sociali, di come sono cambiate e di quali sono i suoi top tre consigli per le ragazze che decidono di intraprendere una carriera nel mondo Tech.

 

Ciao Patrizia! Oggi sei CEO di Fing: come nasce e di cosa si occupa?

Patrizia: Fing nasce nel 2009 grazie al contributo e all’idea di Carlo Medas e Marco de Angelis, che hanno avuto questa visione per cui il network si sarebbe sempre più popolato di dispositivi connessi e che quindi la complessità nel gestire questi device sarebbe sempre accresciuta. La loro missione è sempre stata portare visibilità e understanding di quello che succede nel network. Hanno iniziato tutto lanciando una app, che di fatto oggi conta 44 milioni di download dalla fondazione e continua a crescere. Nasce per gestire e controllare i device connessi, ma anche per sensibilizzare sui temi di cybersecurity: se non sai cosa è connesso, non puoi sapere se qualcuno sta cercando di entrare nel tuo network.

Abbiamo servizi per il B2C, come ad esempio Fing Box, un network monitoring tool, un plug and play che semplicemente inserisci nel router e immediatamente porta visibilità e ti permette di bloccare device, capire le performance del tuo network o fare parental control e così via. Più recentemente abbiamo lanciato una versione desktop, che ora ha ancora più senso, perché la casa è diventata anche l’ufficio delle persone. Offriamo quindi un tool che fa un health check del tuo network e rende il più facile possibile l’accesso al network di dispositivi sempre più complessi. 

Qual è stato il tuo percorso in Fing?

Insieme all’azienda, anche io sono cresciuta professionalmente. In Fing sono entrata come Chief Operating Officer. Dopodiché, mi sono dedicata al Business Development, perché abbiamo voluto portare avanti anche il canale B2B, quindi andare a rendere disponibile la nostra tecnologia anche alle grandi aziende oltre che al consumatore finale. Il mio obiettivo era quello di capire come la tecnologia Fing potesse essere usata da una serie di settori, tutti parte dello stesso environment. Questi tre “verticals” sono: cyber companies, telecom e hardware manufacturers & integrators, ai quali si è aggiunto poi anche il settore delle assicurazioni, tutti settori che contribuiscono a rendere accessibile al consumatore quanto all’azienda il network necessario. Oggi sono CEO della società, dopo aver provato in ciascuno dei vari ruoli che ho ricoperto che avevo contribuito alla crescita della società.

Ci racconti brevemente il percorso che ti ha portato nel mondo Tech?

Patrizia: Appena ho conseguito la laurea in Bocconi in economia e finanza, sono venuta in Inghilterra perché era il luogo dove credevo che avrei avuto più opportunità. Purtroppo, ai tempi l’Italia non dava le stesse opportunità e la stessa velocità di crescita che avrei avuto andando all’estero invece. Con un po’ di fortuna, ho iniziato fin da subito in grandi aziende: prima in una società di rating, che mi ha anche permesso di continuare a formarmi e a studiare. La mia grande ambizione era andare in Investment Banking, e grazie alle mie qualifiche e competenze ci sono riuscita. 

Ho infatti avuto una carriera che io definisco trasversale: spesso le persone hanno una carriera verticale, si diventa esperti riconosciuti in una materia specifica – ma per come sono fatta, avevo bisogno di un altro tipo di percorso. Sono passata da una funzione ad un’altra facendo leva su quello che io avevo imparato in termini di capacità, non solo di conoscenze, per affrontare sempre una nuova challenge. 

L’investment banking è stata una scuola molto importante, ovviamente anche molto dura: c’è molta competizione e le donne hanno una grande difficoltà nel crescere, ma non ho mai rinunciato. Quello che mi porta ad andare avanti è la voglia di imparare cose nuove – e una carriera trasversale te lo permette (e lo richiede). Ogni giorno è interessante per me solo se ho fatto una cosa nuova: il lavoro è una fonte di arricchimento, non un modo per portare a casa lo stipendio.

“Ogni giorno è interessante per me solo se ho fatto una cosa nuova: il lavoro è una fonte di arricchimento, non un modo per portare a casa lo stipendio.”

 

Dalla finanza all’IoT: come e perché hai scelto questo cambio di rotta?

Patrizia: Quando il mondo della finanza è diventato sempre più ingessato da compliance e regulation e da una riduzione del risk appetite dei clienti, mi sono accorta che lavorare nel banking non mi dava più quegli stimoli e quella possibilità di crescere e imparare ogni giorno come era stato negli anni precedenti – e che per me era fondamentale. Avevo già ricoperto diversi ruoli nel corso della mia carriera fino a diventare manager nell’Investment Banking e quindi mi sono detta “ok, adesso voglio portare la mia esperienza in un altro settore, voglio un’altra sfida“. Tramite un contatto, un ex collega che iniziava questa avventura nel mondo della tecnologia, ho deciso di provare anche io e lanciarmi in questo nuovo mondo. Ed è proprio con questa attitude che mi contraddistingue che, insieme al mio collega, abbiamo fondato Domotz, l’azienda che ha poi acquisito Fing, dove sono potuta crescere fino a diventarne CEO. 

 

Quali erano la barriere (geografiche, culturali, sociali…) che vedevi quando hai iniziato la tua carriera? 

Patrizia: Le barriere che percepivo quando ho iniziato io si riconducevano principalmente ad una grossa struttura gerarchica pre impostata, marcata da un “unconscious gender bias” molto forte, in modo particolare in Italia. In questo schema, una donna avrebbe dovuto percorrere molti più scalini di quelli che avrebbe dovuto scalare un uomo – che già erano molti! Nel mondo anglosassone tutto questo era meno sentito, o comunque c’erano delle iniziative che dimostravano la consapevolezza di avere questo problema e la volontà di risolverlo, creando altre opportunità. Personalmente, sono stata molto fortunata anche perché l’investment banking cercava “diversity” non solo di genere ma anche di nazionalità: il settore guardava a figure che conoscessero in maniera molto approfondita il paese da un punto di vista giuridico, economico e culturale ed io ovviamente avevo un background interessante in quanto di nazionalità italiana. 

 

E oggi, una ragazza che si affaccia al mondo della finanza o della tecnologia riscontra ancora le stesse barriera?

Patrizia: Oggi, secondo me la situazione è in parte cambiata – e, soprattutto a livello geografico, le differenze si sono assottigliate. Sostengo ancora che i ragazzi debbano avere un’esperienza all’estero per un tema di apertura mentale, ma a fronte di questo credo che debbano tornare in Italia, dove si trovano tante opportunità. Spesso ci dimentichiamo che livello professionale e le capacità, soprattutto imprenditoriali, nel nostro paese è altissimo. 

 

Quanto influisce la mancanza di un grande numero di role model femminili e figure di riferimento a cui aspirare?

Patrizia: Purtroppo molto, perché inconsciamente pensiamo “se non ci sono donne perché devo riuscirci io?”. E in questo modo la determinazione personale diventa fondamentale. Per questo dico sempre che in partenza non devi mai dire “sono una donna” ma “sono una professionista”! Sicuramente è importante avere dei role model, ma io personalmente non ne ho avuto uno specifico: credo sia molto importante prendere il meglio da diverse figure e arricchirsi da diverse fonti.

 

Quali sono quindi i consigli che daresti a una ragazza che vuole intraprendere questa carriera?

Patrizia: Come dicevo, è essenziale non pensare di essere prima una donna e poi una lavoratrice. Bisogna sempre pensare che siete delle professioniste: non bisogna crearsi un auto-limite!

Il secondo è chiedere sempre: le donne hanno più difficoltà a chiedere, che sia chiedere di spiegare meglio ma anche (e sopratutto) chiedere di avanzare nella carriera, di essere pagata meglio, di fare parte di un certo progetto. Non è imporsi, ma spesso ci limitiamo anche perché non ci proviamo.

Ed infine è assolutamente vero che bisogna fare tanti sacrifici, ma questo non significa fare sacrifici nella vita personale. Non dobbiamo essere “superwomen”: io ho avuto tantissimi aiuti da mio marito o da aiuti esterni, non bisogna pensare che questi due aspetti non siano compatibili e che avere una carriera significa sacrificare altro come la famiglia.

 

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