Ecco perché i Big Data contano per creare una app perfetta

Camminare per raggiungere la fermata del mezzo pubblico, aspettarne l’arrivo, salire a bordo in attesa di scendere alla fermata giusta. Tre momenti vissuti quasi in tensione, osservando la mappa sul nostro cellulare. È da questa osservazione che nasce Citymapper, il quale, come un amico sullo smartwatch o sullo smartphone, ci sussurra quale è il prossimo passo del nostro percorso.

Quest’app è una vera e propria guida che consiglia quali mezzi di trasporto prendere: sa tutto di tram, autobus, metropolitane e treni dell’area urbana, ci avvisa dei ritardi sulle tratte che sfruttiamo maggiormente, ci indica le stazioni più vicine per la destinazione scelta, ci guida svolta dopo svolta, ci avvisa con una notifica quando è ora di scendere e conteggia perfino le calorie che consumiamo durante il tragitto.

Ma come incontrare i bisogni degli utenti per creare una app perfetta?

Ha risposto alla nostra domanda Guk Kim, General Manager di Citymapper Italia, che ci ha parlato dell’importanza dei Big Data e di come la ricerca, lo studio e la gestione dei cities database cambi da città a città. Infatti Citymapper gestisce una quantità elevatissima di Open Data, provenienti da molte fonti diverse: agenzie di trasporti, società di car sharing e bike sharing.

Il sistema prende i dati e li unisce per creare i percorsi migliori per aiutare gli utenti a raggiungere la propria destinazione. Più dati gestiamo, più riusciamo a migliorare i nostri percorsi.

Il caso di Istanbul è sicuramente tra i più interessanti come ci racconta Guk Kim, dato che, per assenza di Open Data, i ragazzi di Citymapper hanno dovuto creare da zero in questa città un database attraverso la ricerca sul campo e la richiesta di continui feedback da parte degli utenti.

 

 

 

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