Riprogettare l’esperienza di voto: UX design e democrazie

Nei giorni precedenti le elezioni per il 45° Presidente degli Stati Uniti, Ian Campbell e Anne Quito, entrambi designer, affidarono rispettivamente alle pagine dell’Huffington Post e di Quartz due riflessioni molto simili, che possono essere così riassunte: per quale ragione gli incredibili progressi fatti in termini di user experience (UX), riguardanti sia prodotti che servizi, non sono stati applicati alla nostra esperienza di elettori?

In questa domanda è implicita l’opportunità di poter sfruttare gli strumenti e le metodologie del design per riprogettare la UX dell’elettorato nel suo complesso, dal modo in cui essi si informano al momento in cui si recano al seggio elettorale oppure, come accade sempre più frequentemente, decidono di non votare.

In quale contesto il designer può dare un contributo nel migliorare i processi democratici?

I risultati delle elezioni statunitensi del 9 novembre 2016 sono l’ultima dimostrazione di un problema diffuso tra le democrazie occidentali: non solo per la vittoria inaspettata del candidato repubblicano ma per il livello di astensionismo raggiunto; se il non voto fosse stato il nome di un candidato, avrebbe battuto ogni avversario. Questo problema emerge anche in Europa, come evidenzia un’indagine dell’osservatorio politico Openpolis. È importante sottolineare che la possibilità di non votare è un diritto, ma ciò non toglie che, raggiunta una certa estensione, esso rappresenti un indice di disaffezione politica e di scarso coinvolgimento.

In che modo è possibile applicare le metodologie dello Human Centered Design per migliorare l’esperienza degli elettori?

Un esempio interessante arriva dalla California, in cui IDEO, famosa agenzia di design e consulenza a livello internazionale, ha recentemente riprogettato l’esperienza di voto sfruttando le opportunità che un approccio human-centered può offrire per incentivare la partecipazione. Nello specifico il progetto si è concentrato sulla prototipazione di una nuova cabina elettorale, capace di adattarsi alle esigenze fisiche di ogni tipo di elettore. Tuttavia Kate Lyndon, Portfolio Director di IDEO, che si è occupata del progetto, sottolinea soprattutto l’importanza che può avere un approccio olistico alla user experience dell’elettore: la speranza, scrive, è quella di raggiungere nuovi risultati nella sfida che le democrazie devono affrontare oggi nel coinvolgere il loro elettorato, in particolare quello meno motivato e interessato alla partecipazione politica.
Quello di IDEO non è l’unico caso di contatto tra le metodologie del design e la sfida di incentivare la partecipazione politica. The Center for Civic Design, un’organizzazione no-profit americana di cui fanno parte un numero crescente di designer e ricercatori, ha creato delle linee guida di usabilità per i funzionari elettorali riguardanti diversi argomenti, da come realizzare una scheda elettorale a come rendere le informazioni online più accessibili. Altri approcci riguardano invece la creazione di strumenti online per aiutare gli elettori e rendere la loro partecipazione più semplice: sempre negli Stati Uniti TurboVote è un’app che permette di semplificare la procedura di voto, mentre in Nuova Zelanda il progetto Design+Democracy ha sviluppato diversi strumenti online per rendere più accessibili le informazioni relative ai candidati.

Per concludere…

Le opportunità di un approccio human-centered all’esperienza dell’elettore ha numerose potenzialità che devono essere ancora esplorate. Il livello di complessità è elevato: la partecipazione politica è legata a particolari motivazioni di carattere sociale, ed esistono specificità nazionali per cui un semplice “copia e incolla” delle soluzioni adottate da altri paesi può non essere efficace, se non dannoso. Il futuro delle democrazie non dipenderà di certo solo dai designer, ma di sicuro possono dare un valido contributo per risolverne alcuni problemi.

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