Volevo essere veicolo di trasformazione digitale: la storia di Eleonora

Tanta voglia di fare, ma la sensazione di non avere tutti gli strumenti giusti. Eleonora Cairo entra in modo naturale nel mondo della consulenza perché vuole guidare le aziende nel tortuoso mondo della trasformazione digitale. Sente che le manca qualcosa, e per questo motivo decide di frequentare Applied Digital Transformation Master: 6 weekend intensi dentro Talent Garden per uscire con un mindset completamente rinnovato che la portano ad iniziare un nuovo ed entusiasmante capitolo professionale.

Abbiamo chiacchierato con Eleonora per scoprire la sua storia: buona lettura!

Ciao Eleonora! Ci parli un po’ di te e del tuo percorso professionale?

Ciao! Mi sono laureata a ottobre 2020 in International Management con una tesi sul valore aggiunto rappresentato dall’applicazione di metodologia Agile e Design Thinking a supporto delle aziende di consulenza, e ho cominciato a lavorare in Accenture meno di due mesi dopo. La consulenza ha sempre rappresentato il mio settore di interesse.
Per un anno mi sono occupata di consulenza strategica nel settore banking e insurance, ma non mi sentivo del tutto appagata. Sentivo che il mio potenziale non fosse del tutto sfruttato.

Applied Digital Transformation Master: di nuovo a “studiare”. Ma qual era la sfida che dovevi affrontare per la quale ti sembrava di non avere gli strumenti giusti?

Dopo essere entrata nel mondo della consulenza, desideravo essere parte integrante e veicolo di trasformazione digitale per le aziende, ma non possedevo le leve giuste, né il mindset adeguato. Volevo fornire valore aggiunto al cliente, guidarlo nei percorsi di innovazione più consoni per i suoi obiettivi, ma era difficile convincere il cliente ad accettare nuove metodologie a supporto del waterfall a cui erano abituati. Mi sentivo una risorsa junior senza grandi possibilità di supportare il cambiamento.

Tutti parlano di trasformazione digitale ormai da anni, ma le aziende continuano ad avere problemi a implementare progetti concreti di questo tipo. Secondo te come mai? Cosa manca oggi nelle aziende?

C’è un mindset troppo radicato nelle aziende oggi, che è “we have always worked this way”, ovvero “abbiamo sempre lavorato in questo modo”.
C’è poca propensione al rischio, la paura di fallire e il conseguente freno al mettersi in gioco.
C’è parecchia confusione su ciò che sia davvero trasformazione digitale. Molte aziende pensano che implementare un nuovo software o installare nuovi programmi si possa definire trasformazione digitale, non comprendendo che la vera trasformazione digitale avviene a livello di “people, practices e tools” (persone, pratiche e strumenti).
Assegnano il “change” ad una practice o una unit aziendale, come se fosse una task da portare a termine; dovrebbe invece rappresentare un mindset da applicare in azienda a 360°, con il supporto di tutte le function aziendali.

Perché proprio Talent Garden Innovation School?

Seguo Talent Garden da anni, conoscevo alcuni membri della faculty (cito Daniele Radici, mio mentor durante la stesura della tesi di laurea, e Jacopo Romei, che conoscevo di fama) e volevo intraprendere un percorso che mi desse non solo un pacchetto di nozioni, ma un vero e proprio mindset che mi potesse accompagnare per sempre.
Prima di iscrivermi, ho contattato alcuni ex studenti che mi hanno tutti dato un feedback estremamente positivo e mi sono convinta a fare l’application!

Quali sono stati, per te, i top tre elementi vincenti del Master?

La possibilità di entrare a far parte dell’ecosistema di Talent Garden anche oltre ai giorni di lezione: non mi sono mai sentita una studentessa, piuttosto una professionista che investiva sul proprio futuro. Ormai Talent Garden è diventato una seconda casa: sono venuta più volte in campus a lavorare che nel mio ufficio, ma l’atmosfera che si respira va ben oltre la sfera lavorativa.
La presenza di colleghi con diverso background personale e professionale mi ha dato tantissimo: trovarci in campus per le lezioni, condividere la giornata lavorativa nonostante ognuno facesse lavori diversi. Eravamo tutti accomunati dallo stesso obiettivo: metterci in gioco. Abbiamo condiviso tanto in questi mesi, e continuiamo a farlo anche a distanza.
Inoltre, l’ecosistema di Talent Garden è composto da tantissime aziende, tanti professionisti e accesso ad un quantitativo di expertise notevole.
Fare un master in Talent Garden Innovation School è come collegare un computer a internet: ti apre le porte a infinite possibilità. Potevi condurre il tuo lavoro anche prima, ma adesso le tue capacità sono potenziate.

In che modo il Master è stato funzionale per una svolta importante a livello professionale?

Al termine del Master mi sono sentita come se mi si fosse acceso un interruttore, che tutto il potenziale che avevo soffocato potesse finalmente trovare un modo per essere sfruttato. È stato come se finalmente avessi capito quale fosse il mio posto. Così ho trovato il modo di mettermi in contatto con Acin, il centro di innovazione di Accenture. Da gennaio lavoro su progetti di innovazione all’interno del centro e supporto il team di formazione sulle metodologie di Design Thinking che vengono applicate all’interno dei progetti. Metto in pratica giorno dopo giorno le nozioni e il mindset appresi durante il Master, sia nell’ambito professionale, guidando i clienti nell’applicazione di progetti di innovazione che rivoluzionino veramente il loro modo di lavorare, che personale.

 

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24 gennaio 2022

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