I mentor di Startup Live: oggi vi presentiamo Matteo e Roberto Ferretti

Chi sei in un tweet
Roberto: Quinto dei sei fratelli Ferretti, papà di due bimbi, mi occupo di markenting e comunicazione.
Matteo: Primo dei sei fratelli Ferretti, sposato, papà di tre ragazzi, una laurea in Economia.

Quali sono le tue competenze principali e di cosa ti occupi?
R: Mi occupo del marketing e della comunicazione di Ferretticasa, seguo la ricerca di mercato, lo studio del territorio e del prodotto, partecipo anche della parte di progettazione e alla comunicazione. Inoltre, l’esperienza in Talent Garden mi ha dato la possibilità di avvicinarmi ancora di più al mondo digitale e di acquisire nuove competenze.
M: Sin dall’inizio mi occupo di controlling e di gestione finanziaria, da diversi anni mi occupo anche del post vendita.

Se fossi il CEO di un’importante startup, quale sceglieresti e perché?
R: Se ancora si può considerare tale, sceglierei Tesla, perché è la prima azienda che in pochi anni ha prodotto un auto elettrica capace sia di avere un’autonomia, prestazioni e design degne di brand più blasonati come Porche e Ferrari, che per varie ragioni non hanno creduto, o meglio iniziano a provarci solo ora. Ha saputo abbinare quindi ecologia, design e realizzare un prodotto di altissima qualità.
M: Ho molta stima professionale e credo fermamente in Mario Viviani e nel suo progetto imprenditoriale. Mi sembra che abbia “i piedi nel borgo e la testa nel mondo” e sono sempre più convinto che, con la ferma volontà e convinzione, anche da noi si possano fare cose egregie. Per me Mario è chiaro esempio.

Quanto innovazione e digitale sono collegati?
R: Direi che dovrebbero essere collegati, o meglio l’uno la conseguenza dell’altro
M: Penso che possano essere collegati, ma anche viaggiare su binari paralleli.

L’ecosistema delle startup in Italia, visto dalla tua esperienza, quanto è sviluppato rispetto al resto del mondo? Cosa faciliterebbe un suo sviluppo sia quantitativo che qualitativo?
R: Poco, perché non ha storia rispetto ad altri Paesi, c’è ancora molto da fare come approccio, mentalità, burocrazia e soprattutto idee, penso che ci si debba partire dalla scuola e portare i ragazzi a ragionare più da startup, quindi da piccoli imprenditori che da futuri impiegati con il “posto fisso”. Inoltre bisogna lavorare su progetti forse più concreti e dalle esigenze di mercato.
M: Penso che da noi si possa fare di più. Secondo me potrebbero essere importanti una maggiore visione degli imprenditori e delle banche, una migliore infrastruttura tecnologica e una maggiore propensione a collaborare e anche più spirito d’aggregazione.

Quest’anno Startup live si apre anche a makers e designer industriali: che rapporto intercorre, secondo te, tra il mondo del digitale e quello dei makers/designer? Quali influenze credi che questo connubio possa esercitare sull’artigianato?
R: Il connubio c’è, basti vedere Arduino e la rapida diffusione delle stampanti 3D. Si tratta di un’esigenza di sinergia che è sotto gli occhi di tutti. Io credo che l’artigianato stia diventando M: Penso che l’unione delle sinergie dei due mondi possa creare un valore aggiunto per nuovi prodotti e campi di applicazione, in un momento così delicato come l’attuale, secondo me, rappresentano una
concreta via d’uscita con nuove opportunità di lavoro.

Cosa ti aspetti da Startup live?
R: Un momento formativo per i partecipanti per imparare a lavorare in gruppo e in team, una preziosa occasione di networking che possa arricchire tutti. E che nascano belle idee da portare avanti!
M: Divertimento, soprattutto, ma anche tanta dedizione al lavoro di gruppo e sviluppare nuove idee. Personalmente, mi aspetto di imparare tanto e ripetere l’esperienza formativa vissuta durante l’edizione dello scorso anno.

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