Cosa fare e cosa non fare se sei un freelance del Digital Marketing

Lavorare come freelance del Digital Marketing è il sogno di molti: poter gestire in comodità il proprio tempo, poter lavorare online, da casa o viaggiando, scegliere con chi collaborare e organizzare il proprio lavoro in base agli impegni. Ma sei proprio sicuro di sapere a cosa andrai incontro?

Ogni settimana step by step illustreremo cosa dovrebbe fare e cosa non dovrebbe fare un freelance del Digital Marketing, analizzando le criticità e le soluzioni a cui va incontro.

PRIMO STEPCostruire un portfolio e un sito web

COSA FARE

Per iniziare la tua attività da freelance è importante creare la tua identità digitale e il portfolio. Oggi ci sono tante piattaforme, come WHEAD™, e metodi per entrare in contatto con potenziali clienti e colleghi, che sono un’indispensabile fonte di aiuto e di contatti con aziende altrimenti difficilmente raggiungibili.
Quello che però consigliamo è di porsi una domanda: quali clienti voglio raggiungere?
Tra le cose da fare questa è la domanda principale da cui scaturisce l’impostazione che dovrà avere il tuo sito, sia a livello di servizi offerti sia a livello di contenuti.

1. Se vuoi raggiungere clienti specializzati nel tuo ambito, come le agenzie, puoi e devi essere molto specifico e verticale perché ti rivolgi a persone che capiscono bene quello che fai, comprendendo limiti e potenzialità.

2. Se invece vuoi rivolgerti a clienti diretti sia di medie sia di piccole dimensioni allora il consiglio è quello di scrivere il più semplicemente possibile, di elencare i tuoi lavori in modo chiaro e di estendere il ventaglio di servizi a esperienze non strettamente legate alla tua specifica professionalità. In questo caso ti stai proponendo come una persona di riferimento esperta e responsabile di tutti i collaboratori necessari a sviluppare e consegnare il prodotto al cliente.

3. L’ultima alternativa (che sconsigliamo!) è quella di proporsi come un professionista che sa fare di tutto un po’ senza una vera verticalità, avendo come target clienti non troppo esigenti.

CRITICITÀ

1. Nel primo approccio, il rischio è quello di lavorare soprattutto come “terzista”, ossia come freelance che si occupa di una parte del lavoro preso da un altro soggetto che ha i contatti col cliente. Questo significa che non potrai gestire i tempi del progetto, quasi sicuramente non potrai mettere i credit e firmare il lavoro: a volte non potrai mostrare pubblicamente il lavoro fatto o annoverarlo tra i tuoi successi. Un’altra criticità è quella di perdere una delle parti migliori del lavoro, ossia la “fisicità”, la parte in cui si incontra il cliente, si ascoltano le sue esigenze e sogni, magari a cena sorseggiando una buona birra fresca!

2. Se vorrai proporti come un’agenzia (anche se sei solo) innanzitutto dovrai essere un freelance navigato e avere una rete di collegamenti fidati e disponibili quando serve. Avrai il controllo della situazione sia nei confronti del cliente, sia nei confronti dei tuoi collaboratori. Questo però vuol dire anche farsi carico dei pagamenti: se avvengono in ritardo, dovrai giustificare la situazione ai collaboratori oppure anticipare le cifre pattuite. Una delle cose assolutamente da tenere in considerazione è la questione fiscale: se decidi di entrare nella nuova modalità dei minimi, non potrai scaricare nulla anche se le fatture provengono dai tuoi collaboratori. In sintesi, dovrai pagare le tasse per l’intera cifra pattuita col cliente, anche se il tuo guadagno reale per la parte di tua competenza è parziale.

3. Nella terza situazione potrai gestire direttamente il lavoro verso il tuo cliente e sarai responsabile di ogni aspetto del progetto. Difficilmente un bravo professionista ricopre 2 o 3 ruoli con successo e verticalità. Sicuramente il budget sarà dedicato solo a te, ma con quali risultati? Sarai in grado di dare al cliente tutto quello che si aspetta?
Occupandoti di tutti gli aspetti del lavoro, avrai tempo per aggiornarti e specializzarti davvero in qualcosa?

 

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