Hybrid Worklife Balance: bilanciare i due mondi secondo Monica Bormetti

È tutta una questione di equilibri. Ma anche di efficacia ed efficienza. Il New Normal ha rivoluzionato non solo il nostro approccio al lavoro ma anche la nostra routine.

Come riuscire a non annegare in questo mondo ibrido? Quali sono in potenziali vantaggi di questa nuova normalità? Ne parliamo con Monica Bormetti, psicologa del lavoro e fondatrice di smartbreak.it, progetto che promuove un uso consapevole dei media digitali.

“Hybrid Worklife balance”: cosa significa secondo te?

Si tratta di un neologismo che ben descrive il tempo che stiamo vivendo. Infatti siamo nell’era ibrida alla ricerca di un continuo equilibrio. Credo però che come neologismo non sia quello che più ci aiuti a trovare il miglior modo di affrontare le difficoltà quotidiane, questo per due motivi.

Prima di tutto il termine ibrido richiama una situazione offuscata, né carne né pesce. Il termine non evoca una situazione particolarmente positiva. Avremmo potuto cercare un termine che ci indicasse un modo innovativo di lavorare e non semplicemente una pezza rispetto ai problemi di ordine pratico in cui ci si è trovati nel gestire casa e ufficio.

Il secondo motivo riguarda la parola balance che presuppone la ricerca di un equilibrio tra due aspetti contrapposti per cui dando all’uno si toglie all’altro. Credo sia più interessante invece parlare di worklife effectiveness: la ricerca di una efficacia a 360° nella propria vita.

Secondo te, è possibile trovare un vero equilibrio in un mondo lavorativo ibrido? Se sì, come?

Più che un equilibrio assoluto credo sia possibile, anzi utile soprattutto nell’era ibrida, rinforzare il proprio livello di efficacia nell’affrontare giornate sempre più fluide. Per questo si può agire su due versanti: interiore ed esteriore.

Il primo riguarda il livello di auto-efficacia, ovvero la consapevolezza di essere capace di dominare specifiche attività, situazioni ed eventi. Si tratta di una percezione che ognuno di noi e che è correlata all’outcome delle proprie azioni: più mi sento capace di affrontare delle difficoltà, consapevole delle mie capacità e risorse, più sarà probabile ottenere un risultato soddisfacente.
Il secondo aspetto riguarda le relazioni che costruisco intorno a me.

Oggi più che mai abbiamo capito quanto siamo interconnessi gli uni agli altri e da questo dipende anche il nostro livello di efficacia nel gestire situazioni complesse. Avere buone relazioni intorno a sé (al lavoro e a casa) è necessario per avere il giusto sostegno per esempio nell’affrontare un imprevisto.

Quali sono secondo te i tre maggiori vantaggi di lavorare in modo ibrido?

Cerco di riassumere in tre punti lo spettro di vantaggi che il lavoro ibrido può avere. Ovviamente a seconda del caso e delle persone coinvolte alcuni punti possono essere più rilevanti di altri. 

  • Flessibilità. Uscire dal paradigma del lavoro 9-17 in ufficio e navigare in giornate molto più fluide permette maggior flessibilità nella propria agenda. 
  • Espressione di sé. Il lavoro ibrido è fluido e quindi può richiedere maggior presa di responsabilità da parte dei lavoratori, in questo senso favorisce l’auto-espressione delle proprie capacità.   

Apprendimento. L’era ibrida è movimento e cambiamento e questo allena la propria capacità di imparare nuove competenze, contenuti e modalità di collaborazione per esempio. 

Quali invece i tre principali ostacoli?

Ecco qui gli aspetti cui credo si debba prestare attenzione nel lavoro ibrido. 

  • Overload da digitale. È molto facile finire sotterrati da ore di operatività di fronte ad uno schermo e questo può avere un impatto sulla salute.  
  • Porre dei confini. Quando non è più il luogo fisico a determinare il passaggio da un ambito all’altro della nostra vita, il rischio è lavorare più tempo del necessario e questo influisce sulla qualità di vita e quindi sulla performance a lungo termine.  

Ambiente domestico. Il lavoro ibrido è sicuramente impattato dal tipo di ambiente che il lavoratore ha fuori dall’ufficio per lavorare. Non tutti possono avere un luogo adatto e questo influisce sul proprio lavoro.

Quali sono secondo te le competenze necessarie per affrontare l’hybrid work?

Ce ne sono tante ma ne riassumo qui quattro:

  • Learning to learn, la capacità di continuare ad imparare man mano che il contesto si evolve.
  • Comunicazione digitale scritta e in video, per riuscire anche a creare buoni legami interpersonali sul lavoro.
  • Gestione del tempo, organizzare la propria agenda in modo adeguato aumentando l’efficacia del proprio lavoro.
  • Self motivation, specialmente quando l’ambiente fisico intorno a sé non facilita è importante auto motivarsi.

La concentrazione è fondamentale per i knowledge worker di oggi: che tecniche consigli per migliorare il focus al lavoro?

La domanda è complessa ma qui metto in luce tre aspetti su cui si può lavorare: 

  • Allenamento mentale alla concentrazione. Il nostro cervello è come un muscolo: più pratico un determinato funzionamento più diventerà facile per me. Quindi attività quali la mindfulness possono aiutare in tal senso. 
  • Benessere fisico. Mente e corpo sono strettamente legati, quindi per un buon funzionamento cognitivo il mio fisico dev’essere in salute. Per questo dare la giusta attenzione alle ore di sonno, movimento corporeo e qualità del cibo che mangiamo è fondamentale. 
  • Organizzazione del tempo. Ci sono tecniche che aiutano a darsi un metodo per gestire le ore di lavoro, come la tecnica del pomodoro. Al di là del conteggio specifico dei minuti, l’importante è spezzare in più parti la complessità dei compiti da svolgere. 

Ci consiglieresti 3 fonti “must read” per scoprire di più su come approcciare meglio il lavoro ibrido?

Tre letture che affrontano aspetti diversi: 

  • La meditazione come cura. Una nuova scienza per guarire corpo, mente e cervello. Di D.Goleman e R.J. Davidson.
  • The Productive Virtual Workspace. Making Remote Working Efficient & Sustainable. Di N. Nijhawan.
  • Working remotely. Doing your best in a virtual world. Collezione di HBR.

 

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