Innovation e Design al servizio della trasformazione digitale delle aziende

Filippo Scorza è partner di Kopernicana, innovation manager, business designer e volontario digitale per Skillando. In Talent Garden ha collaborato alla realizzazione della unit di Corporate Transformation e tiene contestualmente due docenze nel master di Growth Hacking e in quello di Digital Transformation. Oggi ho la fortuna di potergli fare qualche domanda sul suo lavoro e su come la trasformazione digitale possa passare attraverso il design.

Innovation manager e Business Designer: di cosa si occupa, quali sono le sue competenze, le soft skills e i campi in cui queste si sviluppano

Da quando ho iniziato ad occuparmi di innovazione, mi sono reso conto che non si può non tenere conto di alcuni elementi, quando si parla di competenze nel mio ambito. È necessario:

  • Saper intercettare la desiderabilità di un prodotto, qualunque esso sia
  • Essere capaci di definire la fattibilità tecnologica del servizio. Il design thinking, in questo senso, ci aiuta a definire quale sia il reale problema da risolvere.
  • Essere in grado di verificare la sostenibilità economica del modello di business, tramite il controllo di metriche specifiche ad ogni singolo passo.

Per quanto riguarda le soft skills, è fondamentale, specialmente all’inizio di un progetto di innovazione, una fase di discovery, di osservazione, di empatizzazione. Una cosa che viene spesso data per scontata, ma chi si occupa di design rischia spesso di sbatterci la testa contro. Questa capacità permette di capire se si sta costruendo un prodotto per le persone giuste. Sono tanti gli esempi di bellissime idee veicolate però verso persone che non ne avevano bisogno, che avevano dimostrato esigenze diverse. Un elemento di umanità senza il quale non si hanno chiari la direzione, il sistema e il contesto in cui si opera.

Quali sono gli strumenti a disposizione di questa figura professionale?

Dal punto di vista della validazione, ci viene incontro il framework del design thinking tramite l’utilizzo di test in diverse fasi di ciclo di vita di un prodotto. Si tratta di un approccio molto interessante dettato dal marketing. Costruendo delle campagne per un prodotto che non è sul mercato si vanno a generare numeri e metriche ti fanno capire meglio se quell’idea che hai in mente è davvero adatta all’audience. Da lì ci si può muovere con AB test o tanti altri esperimenti per lanciare un prodotto, sempre votati alla puntualità e alla precisione.

Dal punto di vista del business design, invece, mi sono costruito uno strumento che si chiama Business Design Primer. A differenza di Business Design Canvas, che funziona molto bene se si possiede già una struttura, Primer è ideale per chi parte da zero, è meno rigido e ti permette di vedere e quindi misurare elementi che altrimenti perderesti. Funziona come una mappa mentale dei vari stakeholders che permette di mettere a fuoco non solo i flussi di cassa, ma anche, ad esempio, tutta la parte di partnership e brevetti, piattaforme e servizi esterni, fino al corriere che deve consegnare fisicamente un pacco al tuo cliente finale.

Come le competenze di design (service, prototipazione, test&learn) possono abilitare la trasformazione digitale di HR ed aziende?

Negli ultimi dieci anni il design è cambiato. Prima quando parlavamo di design la nostra testa andava a Ikea o a qualche lampada dalla forma particolare. Oggi la realtà è diversa. In questo mondo sono nate nuove figure che hanno la responsabilità di disegnare le esperienze digitali e soprattutto le interazioni tra gli esseri umani nel digitale. Il design nel 2021 non tiene conto solo dell’estetica, ma ha iniziato a definire il funzionamento vero e proprio delle cose, di conseguenza costruiscono le funzionalità proprio perché l’interazione tra essere umano e, ad esempio, siti e smartphone ha richiesto queste competenze. Prima si progettava una sedia che andava bene per tuti, oggi l’interfaccia del mio sito web non può andare bene per tutti, ci sono caratteristiche che devono adattarsi alle persone in maniera più puntuale e più versatile possibile.

Anche la figura dell’HR ha subito un’evoluzione importante. Non si tratta più della figura professionale che semplicemente gestisce le risorse umane all’interno dell’azienda, ora è tutta un’altra cosa. Comprendere le persone e imparare a definirne le esigenze sono diventate capacità imprescindibili. Questo si riflette nella nascita nella nascita e nello sviluppo di dinamiche di gestione aziendale diverse, come il self-management e l’adozione degli OKR. Compito dell’HR è quello, tra gli altri, di allineare le persone e creare un vero valore aggiunto per le aziende.

Questa intervista a Filippo Scorza è stata realizzata da Matteo Sola, Coordinatore Scientifico di Digital HR Master di Talent Garden Innovation School.

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