Nessuna Azienda è un’Isola: l’Open Innovation come Strategia per Creare Innovazione Ecosistemica

Ormai è chiaro: le aziende per innovare devono fare ecosistema. Lo confermano i dati dell’osservatorio “Open Innovation 2020”, secondo cui la partecipazione delle aziende nel capitale di startup e PMI negli ultimi due anni è aumentata dell’82%, e dal 2012 sono stati investiti oltre 1,7 miliardi, il doppio degli investitori specializzati.

Source: osservatorio “Open Innovation 2020

Perché l’innovazione “aperta”?

Le aziende hanno quindi compreso che è necessario sviluppare un approccio all’innovazione più distributo, più partecipativo, più decentralizzato, basato sul fatto osservato che la conoscenza utile oggi è ampiamente distribuita e nessuna corporate, non importa quanto capace o grande, potrebbe innovare efficacemente da sola. 

Per qualsiasi organizzazione, l’innovazione aperta è quindi il modo più redditizio per innovare, perché può ridurre i costi, aumentare la differenziazione nel mercato e creare nuove soluzioni di business (e quindi nuovi flussi di ricavo) e accelerare il time to market. 

Allora, cos’è l’Open Innovation? La definizione più famosa è data da Henry Chesbrough nel suo libro “Open Innovation: The New Imperative for Creating and Profiting from Technology . «L’Innovazione Aperta è un paradigma che afferma che le imprese possono e debbono fare ricorso ad idee esterne, così come a quelle interne, ed accedere con percorsi interni ed esterni ai mercati se vogliono progredire nelle loro competenze tecnologiche».

L’open innovation può essere dunque  intesa come l’antitesi del tradizionale approccio di integrazione verticale in cui le attività interne di ricerca e sviluppo portano a prodotti e servizi ideati e creati internamente che vengono poi distribuiti dall’azienda. 

 

Outside-In & Inside-Out

Come suggerisce la definizione, ci sono due aspetti interessanti rispetto alla strategia di innovazione aperta.

Il primo è l’aspetto “outside-in model“, dove le idee e le tecnologie esterne vengono introdotte nel processo di innovazione dell’azienda. Questa è la caratteristica più nota dell’innovazione aperta ed esistono diversi approcci per valorizzare i contributi esterni, dalla ricerca di idee esterne tramite crowdfunding, call4ideas, hackathon, etc., allo sviluppo congiunto o co-creazione di un nuovo prodotto/servizio con propri clienti e partner, fino alle collaborazioni con start-up, università o venture capital.

L’altro aspetto, meno comunemente riconosciuto, è la parte “inside-out“, in cui le idee e le tecnologie non utilizzate dall’azienda possono uscire per essere incorporate nei processi di innovazione degli altri player del mercato.

Come si fa però a sapere cosa cercare dall’esterno e cosa cedere al mercato? 

È proprio il modello di business che determina la risposta a queste domande. Infatti, sulla base della visione strategica aziendale e del business model, sarà facile comprendere quali idee o tecnologie ricercare dall’esterno per incrementare il valore aziendale generato per i clienti, e quali invece l’azienda può condividere con l’ecosistema.

Una terza via

Infine, oltre alle due strategie “outside-in” e “inside-out”, esiste anche un terzo aspetto dell’Open Innovation che risulta sempre più fondamentale, ossia l’approccio che possiamo definire “inside-in”. 

Sempre di più le aziende hanno compreso infatti che il contributo dei propri collaboratori è fondamentale per migliorare prodotti e servizi esistenti e per idearne di nuovi. Nascono così iniziative di internal engagement che supportano lo spirito imprenditoriale dei singoli individui, ma soprattutto che permettono all’azienda di generare internal know-how altrimenti disperso. È tempo quindi di dare fiducia alle nostre persone, creando spazi sicuri per l’innovazione e condividendo la strategia e il purpose aziendale. 

L’innovazione aperta ci lascia quindi tre insegnamenti chiave:

  •  Approccio outside-in: apriamo i confini aziendali, creando ecosistemi e collaborazioni di valore con altri player per aumentare il valore e l’impatto del nostro business
  •  Approccio inside-out: impariamo a immettere valore negli ecosistemi, lasciando andare idee e tecnologie che non sono di valore per i clienti e per l’azienda
  • Approccio inside-in: valorizziamo le nostre persone, condividendo il purpose e la visione strategica, e creando spazi adatti per la sperimentazione

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Giulia Pagan

Corporate Transformation Strategist | Talent Garden

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