Growth Hacking Marketing: l’ex studente Vincenzo Menni ci racconta i segreti della crescita di Wiman

Vincenzo Menni, UX Designer e Frontend Developer per Wiman, ha deciso mesi fa di frequentare il Master part time di Growth Hacking Marketing. Nelle aule di TAG Innovation School ha elaborato un progetto assieme ai colleghi del Master proprio per l’azienda per cui lavora, tech-startup nata con lo scopo di semplificare l’accesso al WiFi e rispondere concretamente al crescente bisogno di WiFi gratuito.

Incuriositi dal suo percorso e da Wiman, abbiamo deciso di intervistare Vincenzo, un pirata della crescita attento, intuitivo e mai scontato.

T. Vincenzo, hai frequentato la prima edizione di Growth Hacking Marketing e durante il Master hai sviluppato, insieme ad altri studenti, un progetto per Wiman: Growing Social WiFi. Nel progetto si parla di geolanding pages, una tecnica di crescita non tradizionale. Ci spieghi nello specifico di cosa si tratta e come sei riuscito a portare all’interno del tuo team l’idea che questo sarebbe stato un test interessante da portare in azienda?

V. Da uno studio preliminare è emerso che la parola chiave “Free WiFi” viene spesso ricercata online in relazione ad una città, come “Free WiFi Roma” o a specifici luoghi di interesse. Partendo da questa osservazione, dopo aver analizzato i risultati presenti online, mi sono reso conto che sarebbe stato utile creare una risorsa che rispondesse esattamente alle ricerche degli utenti. Così è nato un sito internet composto da pagine web generate dinamicamente, una per ogni città, con una mappa interattiva degli hotspot WiFi gratis, una guida testuale che aggrega informazioni da varie fonti e spiega dove trovare le connessioni migliori in zona e numerose call-to-action che invitano a scaricare l’App Wiman sullo smartphone. A breve il progetto verrà portato su scala globale e subirà interventi per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca delle pagine relative alle città più ricercate.

T. Nel progetto si menziona oltre alle geolanding pages anche l’app store optimization. Che risultati hanno portato queste attività nel breve termine e quali sono le previsioni nel lungo termine a tuo parere?

V. Come esistono SEO e A/B test per i risultati web, l’App Store Optimization (ASO) entra in gioco quando ci spostiamo sul mondo delle App. Questa attività viene spesso ignorata o trascurata mentre l’esperienza diretta sul progetto me ne ha fatto realmente capire l’importanza. Abbiamo effettuato diversi esperimenti registrando in poco tempo un miglioramento di 30 posizioni sul Play Store USA e assestandoci sulla ventesima posizione per la keyword “free wifi” nelle settimane successive. Ulteriori test condotti recentemente in azienda hanno portato a un incremento di installazioni del 21% con la semplice modifica di una frase della descrizione sul Play Store. In conclusione, l’ottimizzazione iniziale è un’attività fondamentale ma la chiave del successo nel lungo periodo è sicuramente testare, misurare i risultati ottenuti e testare ancora.

T. Sul sito Wiman si attesta che il 53% degli utenti Wiman è straniero. Cosa comporta a livello progettuale rapportarsi con un target di questo tipo?

V. Su questo aspetto occorre fare una precisazione. Wiman è stata tra i primi ad aver portato il concetto di “Social WiFi” in Italia con i suoi hotspot per locali pubblici, e il dato riportato sul sito si riferisce in effetti agli utenti dei router WiFi, mentre per quanto riguarda l’app Android, attuale core business dell’azienda, la quota di utenti stranieri sale al 95% con Messico, USA e Brasile in testa. L’internazionalizzazione è un processo delicato e complesso che deve essere gestito correttamente e seguito costantemente. Il problema non è legato solamente alle traduzioni o al divario tecnologico, bensì alle situazioni ed esigenze diverse di ogni nazione: infatti ciò che da una parte funziona e viene apprezzato altrove potrebbe scontrarsi con dinamiche che a volte sono persino difficili da comprendere. Un contatto commerciale sul posto ci ha consentito di dedicare particolare attenzione al Sud America mentre in altre zone del mondo abbiamo fatto il possibile per cercare di ascoltare i feedback dei nostri utenti attraverso vari strumenti online e l’analisi dei numerosi dati statistici raccolti.

T. Lavori per un’azienda con lo scopo di semplificare e velocizzare l’accesso al Wifi come UX Designer e Frontend Developer. Cosa ti ha spinto ad acquisire nuove competenze apparentemente lontane da quelle che già possiedi e a diventare Growth Hacker?

V. Ad essere sincero ho cominciato la mia esperienza lavorativa nel mondo delle agenzie di comunicazione ed essendo una persona curiosa e determinata con una forte passione per il digitale ho passato molto tempo, soprattutto come freelancer, a studiare e sperimentare in vari ambiti del web. Chiaramente è impossibile essere tuttologi in un mondo che evolve così rapidamente, ma avendo acquisito nel tempo competenze di grafica, programmazione e marketing digitale, avevo già inconsapevolmente intrapreso la strada del Growth Hacking. Il Master della TAG Innovation School mi ha consentito di unire i pezzi e acquisire il giusto mindset rivolto alla crescita, necessario per fare la differenza.

T. Quali sono i futuri obiettivi per un Growth Hacker all’interno di un’azienda che sta crescendo in modo esponenziale, come Wiman?

Al di là delle competenze tecniche acquisite, il Master mi ha fatto capire l’importanza di non fermarsi mai, non focalizzarsi sulle proprie convinzioni, non promettere più di quanto si è in grado di dare, ascoltare sempre i feedback dei propri utenti e misurare qualsiasi cosa. Durante il Master mi sono spesso domandato come fosse possibile per una sola persona riuscire a gestire piani di crescita aziendale così elaborati, soprattutto in una piccola startup. Al riguardo ho trovato illuminante la risposta di Nopadon Wongpakdee, consulente di marketing e docente al Master: soprattutto nelle piccole realtà, la strada giusta non è mai una sola e raramente la più ovvia, e il mindset della crescita deve coinvolgere ogni membro del team, dal CEO ai programmatori, dai designer agli esperti di comunicazione. Tenendo a mente questi principi nel prossimo futuro lavoreremo sicuramente sugli aspetti fino a oggi trascurati, metteremo in campo diverse strategie di acquisizione e retention e testeremo modelli di business alternativi.

 

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani aggiornato sulle ultime novità