Che cosa è un social commerce? Lo abbiamo chiesto a Nicola Bertoli di Popcornershop

Omnicanalità, polarizzazione, verticalizzazione… Ormai il mercato online è gestito dai grandi leader mondiali. Ma a cosa vanno incontro i piccoli negozi indipendenti che vogliono avere un catalogo online nel settore della moda? Per loro c’è Popcornershop, l’app che permette ai negozianti di gestire il proprio catalogo e raccontare la propria storia e che dà la possibilità ai clienti di navigare, dialogare con il commerciante e fare shopping con un click.
Abbiamo chiacchierato con il nostro ex studente del Master part time di Growth Hacking Marketing Nicola Bertoli, uno dei tre ragazzi veronesi che ha costruito tutto questo.

T: Popcornershop, ovvero la rivoluzionaria app mobile dedicata ai negozi di moda e ai loro clienti! Com’è nata l’idea?

N: L’idea è nata da Fabio Nonfarmale, CEO di Popcornershop, che lavora da quasi 20 anni nel mondo dell’abbigliamento, prima con un suo marchio Stanley Parson e successivamente come consulente di vari brand: Diesel, 55DSL, Paul Frank, Carhartt, Uniform, Everlast. Max Menegazzi, nostro socio, ci ha presentati circa un anno fa. Inizialmente si era pensato a una piattaforma che raccogliesse gli stock dei negozi, ma successivamente, dopo vari brainstorming, abbiamo evoluto l’idea verso una piattaforma social commerce.

T: Quali sono gli step a cui deve andare incontro una piattaforma che è allo stesso tempo un marketplace di abbigliamento e un’innovativa social community?

N: Il primo step è quello d’analisi, di cui potremmo parlare per ore. Diciamo che va analizzato il contesto, i competitor e progettato il prodotto o servizio che si vuole realizzare. Il secondo è sicuramente la creazione del prodotto, in ambiente startup si chiama MVP (Minimum Viable Product, è il prodotto con il più alto ritorno sugli investimenti rispetto al rischio), da mostrare agli investitori per attirare finanziamenti. Noi siamo partiti con il progettare e sviluppare una app ben più complessa di un MVP con già e-commerce e social integrati. Il terzo step è quello della crescita, essendo il nostro modello un B2B2C, abbiamo bisogno sia di negozi sia di utenti. Quindi analisi, ricerca, progettazione, sviluppo, test, crescita: sono queste le attività che vanno realizzate nel processo di growth hacking… attività che continuano a reiterarsi come un loop infinito.

T: Il social commerce è uno degli ultimi trend. Come si costruisce una community? Quanti negozi del veronese sono presenti sulla piattaforma?

N: Abbiamo circa quindici negozi del nord e centro Italia, ma stiamo chiudendo accordi con realtà del sud Italia, terreno attualmente molto fertile per il nostro business. Anche se può sembrare in contrasto, la community parte da una selezione, cerchiamo infatti negozi che abbiano valori, stile, visioni e linguaggi che sposano la filosofia di Popcornershop: un mix tra streetwear e contemporary. Successivamente, una volta individuati i negozi, lavoriamo con loro per fornire agli utenti Popcornershop un’esperienza di social-commerce unica.

T: Efficace, dinamica e innovativa, ma non solo. Questo marketplace mira a creare un’esperienza d’acquisto unica per il consumatore finale. E per i negozianti?

N: L’esperienza d’acquisto online sta decisamente cambiando faccia. Riteniamo che chi compra online, oltre a ricercare il prodotto, necessiti anche di un consiglio di styling. Miriamo a far diventare Popcornershop un luogo in cui una persona possa ricevere consigli da professionisti del settore. I negozianti, avranno la possibilità di dare la loro visione di come portare un capo attraverso scatti personalizzati. 

T: Un profilo Instagram e una pagina Facebook che rappresentano a pieno la vostra identità aziendale. Ce ne parli?

N: Lavoriamo su questi due social per ragioni strategiche: Facebook è il più popolare e ci permette di raccogliere dei dati con le campagne che attiviamo e di fare relative analisi; Instagram perché è probabilmente il più virale (con un investimento quasi zero): grazie agli hashtag permette infatti una diffusione a macchia d’olio. Popcornershop mira a incrementare molto l’aspetto social, raccogliendo contenuti strettamente legati al mondo della moda. In futuro vorremmo diventasse naturale poter fotografare il proprio outfit giornaliero e postarlo su Popcornershop. Vogliamo valorizzare chi vive la moda con passione.

T: Quali sono i vostri obiettivi di crescita e come pensate di raggiungerli?

N: L’obiettivo principale e a breve termine è quello di riuscire ad affiliare almeno 150 punti vendita in Italia entro la fine del 2017, con una community di circa 100.000 utenti.  Nel medio-lungo termine vorremmo raggiungere altri paesi europei ed extra UE. Raggiungere entro il 3° anno di attività gli Stati Uniti e il Far-East asiatico. I mezzi social principali, quali Instagram, Snapchat e Facebook saranno utilizzati in maniera massiva per il raggiungimento degli obiettivi. Ma non solo, organizzeremo anche attività all’interno dei singoli punti vendita!

T: Il 23 settembre inizierà la seconda edizione di Growth Hacking Marketing. Quale consiglio vorresti dare ai futuri studenti?

N: Ho ricevuto alcune richieste di contatto su LinkedIn di ragazzi che mi chiedevano feedback sul Master. La cosa che più mi ha colpito di Growth Hacking Marketing non sono stati gli argomenti tecnici affrontati, perché se presi singolarmente sono tutti strumenti già noti a chi fa digital marketing come me. Il vero faro illuminante è il metodo e la curiosità nel continuare a reiterarlo. Un suggerimento a chi farà il Master è quello di sviluppare competenze sul prodotto digitale, sulla user experience e sulle tecniche di design thinking. Questo Master infatti trasforma chi si è occupato di lanciare un prodotto (Marketing Manager) in una sorta di Experience Manager: dove oltre al marketing del prodotto va considerata anche l’esperienza che scaturisce. 

 

 

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