Never stop learning: la storia di Giacomo, studente di Growth Hacking Master

Tanta voglia di studiare, di imparare ma soprattutto di fare Networking. Anche online, da remoto. La storia di Giacomo Arinci, 29 anni, ex studente di Growth Hacking Master, ci dimostra come non si debba mai voler smettere di studiare e imparare. E soprattutto che non esistono barriere quando si vogliono costruire legami di valore con chi condivide il tuo stesso mindset.

Ciao Giacomo, hai voglia di raccontarci qualcosa di te?
Ho studiato all’alberghiero al liceo, poi triennale in economia e master in management e turismo. Dopodiché, nel tentativo di fare un ulteriore upgrade ho preso la Magistrale in progettazione dei sistemi turistici mediterranei presso l’università di Pisa. Prima del Master lavoravo come Revenue Manager per compagnie alberghiere. E poi col Covid mi sono detto “Perché non seguire un Master?”

Quali motivazioni ti hanno portato, dopo il tuo lungo percorso di studi, ad aggiungere questo pezzettino alla tua formazione?
Avevo già conosciuto TAG in passato perché un mio responsabile in Gruppo UNA aveva fatto il Master in Digital Transformation e mi aveva consigliato di fare un pensiero sulla School per il suo ambiente. Ed effettivamente, sebbene da remoto, è stata la cosa che è piaciuta di più anche a me: il gruppo Whatsapp tra noi studenti è ancora attivo, abbiamo fatto Networking e dall’incontro con un Tagger in particolare sta nascendo una collaborazione abbastanza importante con l’azienda per la quale lavoro adesso. Già solo questo è il valore aggiunto reale di Tag.

Il fatto che il Master fosse online è stato agevole?
Sarò uno dei pochi a dirlo, ma anche in presenza, a seconda di chi ti fa lezione, l’impatto può essere molto diverso. Io vivo, passami il termine, in campagna in mezzo al nulla: un aspetto positivo del Covid, per quanto riguarda me, è stata la possibilità di poter fare le cose da remoto. Ho recuperato più di 3 ore di tempo al giorno per gli spostamenti. Venire a Milano per un Master sarebbe stato decisamente impegnativo. L’esperienza online per me è stata meravigliosa.

Perché hai scelto proprio Growth Hacking?
In realtà non avevo scelto GH per un motivo specifico: mi interessava entrare in contatto con il mondo Talent Garden in generale, ma sì Growth Hacking era il Master che dal mio punto di vista offriva gli spunti più interessanti. Con l’industria turistica completamente ferma per il Covid ho dovuto fare qualcosa per non rimanere bloccato anche io.

E adesso di cosa ti occupi? Ci sono state delle novità sul lavoro dopo il Master?
Finito il Master sono entrato in contatto con una società informatica di Lucca che cercava un Project Manager e attualmente lavoro lì. Poco dopo mi è arrivata un’offerta importante da Firenze legata al mondo del turismo: non potevo dire di no. Ho trovato il modo di portare avanti ambo i progetti.

Quello turistico è stato sicuramente il settore più colpito dalla pandemia. In che modo la metodologia Growth Hacking potrebbe essere impiegata nel tuo lavoro in questo ambito?
Il Marketing turistico degli ultimi 30 anni è stato demandato a pochi social media e soprattutto a Booking ed Expedia. Le possibilità quindi sono davvero infinite. Con il mindset giusto nel settore turistico si potrebbero fare una grandissima quantità di cose. La parola d’ordine è disintermediare: questa può essere l’occasione di riuscirci, specie in società con un budget marketing dedicato. Questo al netto della conoscenza degli strumenti. Molti strumenti del Growth Hacking si adattano alla dinamica delle startup, per quanto riguarda il lavoro in aziende più strutturate bisogna fare un lavoro di adattamento. Ma sicuramente il mindset è un ottimo punto di partenza.

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