Scheda tecnica di un Growth Hacker: Claudio Cuccovillo

 

Nato a Trani con un joypad in mano, passando da un Amiga a un Super Nintendo, Claudio Cuccovillo ancor prima di iniziare la scuola elementare passa le sue giornate giocando al computer e acquistando in edicola le fantastiche carte Tin.it, che permettevano una navigazione gratuita per un’ora. Con internet è stato amore a prima vista: prima con i network di IRC e poi con il circuito di Forumfree dove comincia a creare e gestire per gioco vari forum e community online su videogiochi. Leggendario quello incentrato su The Legend of Zelda. 

E ancora un forum sulla grafica digitale dove io e altri collaboratori creavamo banner, grafiche e layout per amministratori di altri forum del circuito. Avevamo circa 500 utenti attivi al giorno e una quindicina di collaboratori. Tutti lavoravano gratuitamente e per divertimento, all’epoca non avevamo la minima idea che quello potesse essere un lavoro remunerativo!

Da circa 6 anni fa, dopo essersi smarrito nel mondo reale, Claudio si occupa esclusivamente di digitale e con suo fratello Michele ha fondato rockmission.co.uk, un’agenzia di consulenza marketing basata sulla metodologia del Growth Hacking, con base a Londra.

Seguiamo il modello AARRR e lavoriamo almeno su una parte del funnel alla volta. Se qualcosa ha solo bisogno di social advertising noi non siamo i partner giusti perché abbiamo bisogno di elasticità e di poter testare differenti canali.

Ecco l’intervista al pirata della crescita Claudio Cuccovillo, ex studente di Growth Hacking Marketing.

T: Descrivi con una gif cos’è per te il Growth Hacking

T: Cosa hai capito sul Marketing facendo Growth Hacking?

C: Ho capito perché i CEO non amano i Marketer. Il marketing per tanti anni è stato solo un gioco creativo senza alcun fondamento scientifico. Con l’avvento delle startup tutto è cambiato: il budget è limitato e quindi c’è bisogno di sapere sempre e con la massima precisione dove sto spendendo i miei soldi e che effort questa spesa produce alla mia azienda.

T: Quali sono le principali sfide e inside per chi si occupa di Growth Hacking?

C: Far capire che il Growth Hacker che arriva in azienda e nel giro di una settimana ti fa crescere del 1000% non esiste, è solo un mito, una markettata. 

Poi nello specifico del nostro lavoro la sfida principale è sempre quella di non innamorarsi delle proprie idee e convinzioni: dobbiamo essere sempre e costantemente agnostici, dobbiamo mettere sempre in dubbio qualsiasi cosa facciamo. Ovviamente parlarne è più semplice: quando il tempo e i budget sono limitati e hai sempre voglia di seguire il tuo istinto, ma se vuoi ottenere risultati eccellenti dubitare è l’unica via. Questa è l’essenza del Growth Hacking dal mio punto di vista.

T: Qual è stata la maggiore conquista derivante dall’applicazione del Growth Hacking durante la tua esperienza?  

C: Senza ombra di dubbio Rock Mission stessa è la mia conquista maggiore: abbiamo appena lasciato la fase beta e ormai siamo una delle realtà più famose e rispettate del Regno Unito, abbiamo raddoppiato costantemente il nostro fatturato ogni 3 mesi circa e la nostra famiglia di sta allargando sempre di più. Sono molto orgoglioso di quello che io e mio fratello Michele siamo riusciti a creare in meno di un anno. 

T: Quali sono, secondo te, i tool fondamentali per un Growth Hacker?

C: Il tool per eccellenza è Microsoft Excel. Non scherzo, ma anzi è la base di tutto. Puoi calendarizzare tutti i test necessari, aggiornare i risultati e rapidamente controllare se stai raggiungendo i tuoi obiettivi di crescita. 

Altri tool fondamentali che usiamo spesso sono Hotjar e Optimizely per la UX, G. Analytics o Mixpanel – anche se preferisco quest’ultimo – per fare data analysis e data mining, Adespresso per quanto concerne l’advertising. Direi che questi sono l’A B C.

T: Cosa consiglieresti a chi si avvicina oggi al Growth Hacking?

C: Siate pronti a cambiare il vostro modo di pensare, il principio di tutto è l’agnosticismo. Leggete tantissimo, aggiornatevi continuamente, guardate cosa stanno facendo le industrie lontane da voi, siate aggiornati su tutto, anche su ciò che non riguarda il Growth Hacking… a volte le idee migliori vengono da cose veramente lontane dal nostro mondo.

T: Quali sono i tuo obiettivi per il 2018?

C: Penso che il 2018 sarà un anno molto importante per me e per Rock Mission: lanceremo un paio di venture che abbiamo in cantiere già da qualche mese e continueremo a crescere come numero di progetti e come numero di collaboratori. Vorrei arrivare per la fine dell’anno con un team di almeno 25 persone.

Personalmente, inoltre, mi piacerebbe dedicare un po’ più di tempo all’insegnamento. Ho fatto un paio di esperienze in due università inglesi e devo dire che mi è piaciuto molto stare dall’altra parte della cattedra. Se possibile vorrei quindi dedicarci più tempo durante quest’anno.  

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