Women in Tech | Una carriera basata sui dati

Giovane, determinata e senza paura. Maria Iacino ha partecipato all’ultima edizione del Data Science & Artificial Intelligence Master di Talent Garden e ha le idee chiare sul suo futuro, nel quale i dati saranno protagonisti assoluti. E pensare che l’incontro con questo mondo è stato completamente casuale!

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Ciao Mara, hai voglia di raccontarci chi sei e come nasce la tua passione per il mondo della Data Science?
Certo! È stato tutto un po’ frutto del caso: l’anno scorso venne proposto a me e una mia amica di partecipare a un corso di Data Science al Talent Garden di Cosenza e così decidemmo di lanciarci. Il corso ci piacque un sacco così decidemmo di approfondire: da lì la scelta di iscriverci al Master dell’Innovation School.

Quando hai capito che la tua strada sarebbe stata nel settore dei dati? Hai un aneddoto particolare che vuoi condividerci? Parto subito con un aneddoto: durante il lockdown stavo studiando i dati e grazie a quello che avevo imparato sono riuscita a capire meglio i dati relativi al Covid-19: imparare a leggere le analisi è stato entusiasmante! Lì capii che volevo farlo di mestiere e ancora adesso voglio continuare su questa scia. I dati non mentono!

Che impatto ha avuto il Master in Data Science sulla tua carriera?
Ha decisamente segnato la mia strada. Ho studiato Ingegneria Gestionale e all’inizio ero indirizzata su un percorso industriale. Frequentare Data Science & AI Master di Talent Garden Innovation School ha cambiato la mia prospettiva, e mi sono ritrovata a intraprendere una carriera che non avrei mai immaginato. Non ho mai avuto un buon rapporto con la programmazione, scoprire che non serve Java per programmare è stata una vera scoperta!

In Italia nei settori legati al mondo della tecnologia il gender gap è ancora molto presente. In questo senso rappresenti una preziosa eccezione: cosa ti ha portato ad intraprendere un percorso di studi e specializzazione che è principalmente maschile?
Prima di iscrivermi a Ingegneria ho fatto Geometra alle superiori quindi anche lì le ragazze erano poche: diciamo che mi ero già fatta le ossa prima dell’università. Non l’ho vissuta male ma mi sono resa conto che avere una presenza femminile, un’amica con cui parlare, mi avrebbe dato una sicurezza in più. Con poche donne in corso insieme è difficile trovare complicità. Non mi sono mai preoccupata di stare in un mondo di uomini, il problema è stato se mai riuscire a trovare uno spazio in cui ci fosse qualcuno che vedesse le cose come me. Non mi sono mai posta il problema del genere comunque.

Come ti vedi tra 5 anni? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Spero di essere sempre nel mondo della Data Science, migliorarmi e crescere facendo nuove esperienze. Magari nel giro di 2 o 3 anni lo scenario potrà cambiare per qualsiasi motivo, ma mi vedo a Cosenza: mi piacerebbe lavorare sul mio territorio, applicare la Data Science ai borghi calabresi. Andare a studiare come grazie all’isolamento questi borghi siano riusciti a preservare la lingua, la cultura… Non si tratta di Big Data, ma di dati molto piccoli in realtà. Mi piacerebbe però moltissimo.

Che consigli daresti a una ragazza che vorrebbe approcciarsi al mondo delle discipline STEM?
Le direi di farlo con leggerezza: la presenza femminile è in crescita. La matematica e la fisica sono materie anche da donne e non ci sono limiti!

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