I Diritti delle Mamme che Lavorano: Basta Divari di Genere

Anche se il Disegno di Legge depositato poche settimane fa a Palazzo Madama da Valeria Fedeli e Tommaso Nannicini fa ben sperare (la proposta è di estendere il congedo di paternità  a cinque mesi equiparandolo a quello di maternità), l’Italia non è (ancora) un paese per mamme. Detto questo, diritti e protezioni per le madri lavoratrici esistono: conoscerli significa avere una possibilità in più per conciliare vita privata e lavoro, evitando così di ritrovarsi in situazioni purtroppo troppo frequenti (con le neomamme che si sentono costrette a licenziarsi o a optare per part-time imposti dall’alto – o dall’altro, nel caso di pressioni familiari).

La maternità, infatti, influisce moltissimo sulla carriera. Prima di tutto c’è l’equal pay, non così equal. Viviamo ancora in un’epoca nella quale le donne guadagnano, a parità di posizione, molto meno rispetto ai colleghi maschi: come sottolinea la Commissione Europea, le donne in Europa sono meno presenti rispetto agli uomini nel mercato del lavoro, e quando ci sono hanno buste paga più leggere. Il gender pay gap è infatti una realtà: le lavoratrici guadagnano in media il 14% in meno rispetto ai lavoratori.

Non solo: a scegliere il part-time sono di nuovo le donne. Addirittura un terzo delle lavoratrici europee ha scelto questa modalità di lavoro (circa il 30% del totale), a differenza degli uomini (l’8%) E anche se il part-time è un diritto e un’opportunità per moltissime mamme, di nuovo ci si chiede perché siano sempre loro, e non i papà, a usufruirne. Pensiamo poi alle mamme con più figli: secondo una stima di Save The Children, il 37% delle donne tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio risulta disoccupata, arrivando fino al 52,5% quando i figli sono tre o più. Le discriminazioni sono poi all’ordine del giorno, così come il mobbing che porta al licenziamento. O al part-time.

I diritti, però, esistono. E conoscerli significa potersi tutelare. Perché non esiste solo il congedo di maternità (da richiedere alla propria cassa previdenziale, con la possibilità di assentarsi dal lavoro per un totale di cinque mesi a ridosso del parto o, dal 2019, dopo la nascita del bebè), con un’indennità giornaliera dell’80%. Tutti i requisiti e le regole si trovano sul sito dell’INPS, sempre aggiornate.

Si parte dalle leggi, come quella sulla salute della madre e la sua sicurezza: il datore di lavoro deve per legge rispettare i divieti imposti alla madre lavoratrice a partire dalla gravidanza in poi, per non mettere a repentaglio la salute del bambino o la propria. Sarà quindi il medico a dare le indicazioni, che diventano obbligo quando si parla di lavori faticosi o a rischio. Il congedo parentale, invece, è una tutela che permette ai genitori di astenersi dal lavoro facoltativamente per un massimo di dieci mesi nei primi 12 anni di vita del figlio. Spesso lo si associa alla madre, ma non è così: può prenderlo anche il padre, per un periodo continuativo o frazionato di non più di sei mesi.

A livello quotidiano, molto utili sono i permessi di riposo che spettano di diritto nel caso dell’allattamento (per le mamme) o in caso di disabilità dei figli (entrambi i genitori). Diverso è il caso del congedo per malattia dei figli (non retribuito): mamma e papà hanno diritto ad astenersi alternativamente dal lavoro per tutta la durata della malattia fino ai 3 anni. Dai 3 agli 8 anni del figlio lastensione è di massimo 5 giorni allanno.

Facendo un passo a lato, un consiglio è anche quello di puntare sulle proprie competenze. Spesso di pensa al titolo di studio come ad una componente discriminante, ma sapersi reinventare e continuare ad aggiornarsi apre moltissime porte. La formazione ha un peso notevole sulle assunzioni delle mamme: in un mondo discriminante, puntare sull’upskilling è una strategia vincente, che permette alle madri di essere più competitive. Lo si può chiedere al datore di lavoro, oppure muoversi da sole. 

Talent Garden è in questo senso sensibile al tema: il Challenge Day del 15 settembre metterà in palio alcune borse di studio per mamme inoccupate. Il progetto “Mum&Work” punta infatti alla valorizzazione delle mamme lavoratrici disoccupate e si rivolge a tutte coloro che desiderino partecipare ai master digital di Talent Garden Innovation School, in modo da specializzarsi e acquisire competenze particolarmente richieste.

Insomma: i diritti ci sono, così come la possibilità di dividere i compiti con l’altra metà della coppia. Sta alle mamme e ai papà scardinare il mindset per il quale i bambini sono responsabilità delle madri. Partendo dai piccoli congedi che si possono utilizzare in maniera egualitaria. E dal part-time, che, udite udite, non è destinato solo alle donne.

Contenuto sviluppato in collaborazione con Mamma Prêt à Porter.

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